Il dibattito è scoppiato quando i redattori della nuova Carta Costituzionale Europea si sono divisi sul riferimento alle radici cristiane dell'Unione. Apriti cielo. Una prima votazione ha escluso un richiamo simile nel preambolo, ma la discussione rimane ancora molto accesa. In questa temperie, il
Centro Culturale Europeo è tornato a proporre un incontro di taglio storico-culturale:
venerdì 6 maggio 2005 -
Franco Cardini (già presidente dell'
Associazione Culturale Identità Europea) e
Gabriella Airaldi hanno affrontato la questione, partendo da una pubblicazione dello storico fiorentino intitolata proprio
Europa, le radici cristiane (ed. Il Cerchio).
Chi si aspettava di sentire le ragioni storiche, le prove provate (con tanto di date, dati e nomi) da cui derivare la cristianità dell'Europa, sarà rimasto deluso. Il professore, che si dichiara subito un credente cristiano-cattolico, trova un punto centrale nella questione: «bisogna capire se e quando è mai esistito un soggetto politico europeo».
In una conferenza fiume ripercorre senza mai un tentennamento alcune fasi storiche fondamentali: dal mondo greco e romano al medio evo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Gli abitanti del continente sono stati chiamati
Europeenses, il territorio stesso su cui nasce oggi l'Europa fu chiamato
Christianitas, «tuttavia - ricorda Cardini - le cose e le parole hanno ognuno una propria storia, e le due spesso non coincidono». Prende ad esempio il concetto di Occidente, nato in Europa e oggi spostatosi inesorabilmente verso gli Stati Uniti. E conclude: «La storia è molto più complessa di quello che molti vorrebbero e i dati storici vanno interpretati».
Come a dire, non c'è un inizio, un punto in cui si può dire che nacque l'Europa (cristiana). Anche perché Cardini è piuttosto scettico sul fatto che il processo storico sia un progresso: «ho difficoltà ha trovare un senso nella storia. E anche se ciò mi crea una certa schizofrenia nel rapporto con la mia fede, l'esperienza mi ha portato a questa conclusione»). L'albero (l'Europa) di cui si vogliono trovare le radici va quindi capovolto: «le radici non si trovano nel passato ma nel futuro, vanno create. È un fatto di volontà».
Da questo punto di vista il discorso si sposta sull'educazione. «Nel settore scolastico si è fatto poco o niente per alimentare una cultura europea. Non abbiamo un inno comune tradotto (la musica c'è, ed è un adattamento dell'ultimo movimento della
Nona Sinfonia di Beethoven), gli studenti tedeschi non conoscono Dante e i nostri ignorano il Faust. Come si fa a far nascere una coscienza europea in questo modo?».
Nella foto: al tavolo della conferenza Gabriella Airaldi, Franco Cardini e Vincenzo Lorenzelli