Sapevo che continuava a vivere nel fondo del cuore
ogni tanto
improvviso
uno spasmo, un dolore
sapevo senza sapere
fin dal principio ne ero certa
nulla l'avrebbe fatto fuggire.
Non se ne sarebbe andato.
È tornato
dopo un tempo infinito
tenuto segreto nutrito
arrendermi al pensiero,
arrendermi alla sporca dolcezza,
alla residua amarezza,
arrendermi il solo desiderio.
Ammanettatemi, portatemi in una prigione
Dove la sua vicinanza sia la sola ragione di esistenza
Dove non esista assenza.
Illusione.
Una luce della sera,
dura quasi crudele
Il vento impalpabile
una seta
entrava con l'apertura della portata di dietro
il vento giusto per risvegliare
un fantasma segreto
Le dieci troppo presto per avere le palpebre che cadono
le dieci troppo presto o troppo tardi per essere ubriachi.
Sull'autobus, in fondo, due posti occupati
Rannicchiati i ginocchi socchiusi gli occhi
i guanti mozzati sulle dita come i miei
un piercing sul naso
trenta, forse trentadue anni
malvissuti e disperati.
Anestetizzati
Lo vedo poi distolgo lo sguardo
Un azzardo guardare
Impossibile non farlo
me lo gioco l'azzardo
quello che ho al tavolo verde della casualità che ritorna
con lo stesso sapore, un piccolo niente un dolore.
Un ragazzo in autobus
Sconosciuta indomabile presenza
Delirio tragico che mi tortura
Si alza verso l'ospedale Sant' Orsola
ha i capelli spettinati di un biondo scuro
i pantaloni larghi con le tasche laterali
la disperata e invitabile seduzione dei suoi gesti
la noto
non dovrei ma la noto
risveglia istantanee somiglianze
riporta note e assonanze.
Quella sinfonia.
Sistema la giacca di jeans
sotto ha una felpa col cappuccio, lo mette, come faceva S.
Qualcosa di caldo e dolente mi invade
un odore si insinua nel sangue
un corpo
la voce calda di Ruben Blades nelle orecchie
un fuoco
quella immagine antica che porto dentro
che portiamo
un corpo a combaciare,
nelle parti molli intrise di doloroso desiderio
fra le gambe un fremito e la pancia contratta.
Tenersi per mano e insieme ancora cadere.
Il ricordo che non riesce a tacere
Si muove come S.
non ho dimenticato nulla
i suoi gesti
ritrovarli
o forse volerlo fare
Ascolto i battiti nel respiro
Immagino di scivolargli vicino
In fondo con S. bastavano due parole e un po' di vino.
Una emozione occasionale che diventa potente
fatta di briciole, elemosinata, supplicata
il suo viso fra altri visi
sovrapposto
malposto
rannicchiato
abusato
Faccio la stessa strada
Cammino dietro ombra fra le ombre della notte
Cammino dietro oscura e silente
Perdente
Supera la mia casa e gira a sinistra
si gira prima, forse pensa che lo segua
o forse non pensa nulla
guarda una dissolvenza
attraversa il mio corpo e la via Massarenti in trasparenza
gli occhi sono umidi e distanti
"quella tensione seguita da quella freddezza
e poi dal sesso furioso e da quel nulla"
gli occhi sono umidi e distanti
Io tremo
un momento così potrà ripetersi
infinite volte e altre ancora
neppure un'ora
e già perduta
la storia di un incontro immaginato
una patetica ripetizione quegli odori
autogrill stazione svincoli selciati latrina
in autobus
troppo presto per essere ubriachi
le dieci, poco dopo o poco prima.
Nella foto: Francesca Mazzucato
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