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Galata, Museo del Mare

Il Museo del Mare

Apre al pubblico la nuova magnifica struttura. Pietre antiche e cristalli ultramoderni. Effetti speciali per la mostra sui Transatlantici
di Giulio Nepi
31 LUGLIO 2004
(abbiate pietà, ma davanti ad un museo nuovo mi emoziono sempre)

Quando Renato Picco, presidente della Porto Antico Spa, si presentò davanti ad un dubbioso Pericu il 31 gennaio con la ferma intenzione di convincerlo a lanciare lo sprint per l'inaugurazione del Museo del Mare entro il 2004, pochi avrebbero scommesso che il 31 luglio le porte di cristallo del Galata si sarebbero aperte al pubblico. E invece.
E invece eccoci qui. A percorrere i nuovi magnifici spazi recuperati con un'abbondante dose di genio da Consuegra: il Galata è vivo ed emozionante, Genova ha un gioiello in più al collo. Un gioiello di caratura internazionale.

Seimila metri quadrati di esposizione, un labirinto di stanze che sembrano scavate nella pietra: il vecchio "quartiere" cinquecentesco ospita adesso le ricchissime collezioni civiche e la mostra sui transatlantici. Sabato 31, durante la grande festa di Urban Night, i genovesi abbracceranno per la prima volta questo importante tassello del recupero urbano («è un museo che fa parte del centro storico», sottolinea Enrico da Molo), ma bisognerà poi tornarci con calma una seconda volta, a partire già da domenica 1, per assaporare ogni dettaglio.

L'intervento di Consuegra ("il primo grande esempio di architettura contemporanea a Genova", chiosa Gabrielli) ha seguito due linee chiare: cambiare ancor una volta "la pelle" di una struttura antica dentro ma rimaneggiata di continuo nei suoi prospetti e portare la luce del sole dentro il Galata. Ecco allora la nuova facciata di cristallo e alluminio, con un atrio magnifico, e la scala interna che attraversa i cinque piani dell'edificio - una spazialità rarefatta che è forse il vero punto forte del progetto architettonico - fino ad arrivare al mirador del tetto. Per il quale l'unico aggettivo disponibile è "mozzafiato".

Tutto il bestione è costato 22 milioni di euro (pensate, una chiappa di Ronaldo), la metà dei quali dati dall'Unione Europea grazie al progetto Urban e un quarto dalla Compagnia di San Paolo.
E per non dimenticarsi di un ben altro tipo di prezzo pagato, una targa ricorda il sacrificio di Albert Kolgjegja, l'operaio albanese morto nel drammatico crollo dell'8 novembre 2003.

IL MUSEO
Il percorso è ancora un po' dissestato, si vedono un po' dappertutto i segni della fretta: ci vorranno ancora mesi prima che tutto sia sistemato a puntino. Le collezioni civiche sono però già a posto lungo il percorso, due piani allestiti senza strafare.
Come già al Padiglione del Mare, ci sono molte ricostruzioni, tutte fatte con manichini di ottima qualità e materiale d'epoca. Davvero bella la sala cartografica con la possibilità di sfogliare le mappe antiche al computer.
Nella sezione colombiana è conservata la celebre lettera ("benché il mio corpo sia qui, il cuore è lì di continuo") considerata una delle prove-chiave della genovesità dell'Ammiraglio.
Quanto alla galea, che dire... è davvero scenografica e impressionante (e le mancano quattro metri!).

LA MOSTRA
Dice bene il suo curatore, Arnaldo Bagnasco: «I transatlantici. Scenari e sogni di mare è una macchina del tempo, che vuole emozionare». E che ci riesce, grazie ai geniali allestimenti multimediali dello Studio Azzurro. Coinvolgenti i filmati - girati su sfondi d'epoca da attori in costume - ed eccezionali alcuni reperti in mostra.
Come un pezzo dell'U-20 e una camicia di un naufrago, testimoni antagonisti della tragedia del Lusitania. Oppure le lettere che formavano la scritta del Rex e la statua di Andrea Doria recuperata dal relitto dell'omonimo transatlantico. E che dire del miticissimo Nastro Azzurro? Proprio lui, il trofeo destinato al più veloce liner che avesse attraversato l'Atlantico: un pezzo d'oro e onice, in puro stile belle epoque. Primo nome inciso: Great Western 1838, ultimo vincitore: Cat-Link V 1998.
Curiosissimo l'approfondimento dedicato alle dazzle ships, transatlantici interamente dipinti in stile cubista/vorticista per confondere la mira dei sommergibili.

Hanno detto
«Sono molto contento del risultato. Sono stato un osservatore privilegiato della trasformazione di Genova, che amo con passione: in cinque anni è cambiata tantissimo. Secondo me è diventata la città più bella d'Italia, mi ricorda molto la mia Siviglia. Mi piacerebbe continuare a partecipare a questo enorme laboratorio» [Guillermo Vazquez Consuegra, architetto]
«Dei 1.250.000 visitatori annuali dell'Acquario, un milione viene esclusivamente per noi. E questo è senza dubbio un difetto. L'augurio è che la gente venga a Genova per tutto il resto, compreso il Museo del Mare, e poi si dica "ah, c'è anche l'Acquario"» [Giuseppe Costa, della Costa Edutainment]

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