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Teatro Genova - Giovedì 18 maggio 2017

Rassegna di Drammaturgia Contemporanea 2017: luci e ombre

Lingua Madre Mameloschn
© Claudia Pajewski

Genova - Siamo alla numero 22. Tante sono le edizioni della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, meglio nota come le Mises en espace, nate nel 1996 da un'intuizione di Carlo Repetti (ex-direttore dello Stabile di Genova. Quest'anno si avvia un nuovo corso. Alla direzione del teatro si è concluso anche il mandato di Aldo Viganò, che si occupava in particolare della lettura e selezione dei testi, dell'assegnazione delle traduzioni, della scelta dei registi e dei vari cast. Da quest'anno se ne occupano il direttore Angelo Pastore e il regista e consulente artistico Marco Sciaccaluga. «Abbiamo letto tanto - afferma Pastore -, valutato molte candidature alla regia, prestato molta attenzione ai testi candidati alla prima edizione del Premio Platea, anche se speravo si potesse trarne di più».

Cinque come lo scorso anno, dunque, i testi teatrali nel programma della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea alla Corte e al Duse: tre di lingua tedesca, uno italiano e uno di autore irlandese (ma residente in Inghilterra). Rispetto all'anno scorso si conferma la novità della collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi. Dopo la fortuna di Geppetto Geppetto, anche quest'anno uno dei titoli della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea è in realtà una coproduzione a pieno titolo, spesso già circuitata altrove. È il caso della seconda delle Mises en espace in programma (al Duse, 31 maggio-10 giugno 2017), Lingua madre.

Mameloschn, di Sasha Marianna Salzmann, per la regia di Paola Rota e nella traduzione di Alessandra Griffoni Rota, lavoro già pronto che ha debuttato in prima assoluta lo scorso 13 settembre 2016 all'interno del festival romano Short Theatre, nell’ambito di Fabulamundi. Playwriting Europe. Come nella scorsa edizione, poi, ogni titolo resta in scena per nove repliche e la rassegna si articola sulle due sale disponibili: l'anfiteatro costruito sul palco della Corte (Piccola Corte) e al Duse. Si conferma anche l'altra recente novità ovvero l'introduzione del biglietto a 5 Euro a serata o 15 Euro nel caso di un abbonamento ai 5 spettacoli. Tra conferme e novità è chiaro che questa rassegna sta cambiando.

Le Mises en espace nel tempo hanno per lo più cercato di offrire un'occasione pratica ai neo-dilpomati della Scuola di Recitazione, mettendoli a confronto con scritture teatrali provenienti dall'Europa e dal mondo, con registi professionisti, in molti casi formatisi allo Stabile, e con alcuni attori/attrici di maggior esperienza inseriti nei vari cast. Punto saldo del formato era massima attenzione all'interpretazione, scelte molto minimali per la messa in scena (costumi, scene, luci e musiche incluse). Storicamente si è cercato di guardare a vari contesti geografico-culturali e a selezionare opere mai rappresentate in Italia. Quest'anno, con tre testi di lingua tedesca, salta il parametro varietà geo-culturale, ma soprattutto si accende la polemica su scopi, criteri, tempistiche e organi di selezione all'interno di un teatro pubblico per una rassegna tanto longeva e certo tra le poche in Italia dedicate alla scrittura teatrale del nostro tempo. 

Cinque titoli per cinque registi, in ordine di calendario, per la Rassegna di Drammaturgia Contemporanea 2017: Alberto Giusta, attore e regista della compagnia Gank (costola dello Stabile) per L'arbitro di Dio. Quel gol non era un gol (24 maggio-3 giugno), di Robert Farquhar (autore già in rassegna nel 2006 con Polvere alla polvere); la già menzionata Rota per Lingua madre; l'attore romagnolo Simone Toni (già in Intrigo e amore di Marco Sciaccaluga) al suo debutto alla regia con Pezzo di plastica di Marius von Mayenburg (31 maggio-10 giugno), così come l'attrice formatasi allo Stabile Elisabetta Mazzullo alla sua prima prova con un testo italiano Mors tua vita mea (14-24 giugno) dell'autrice italiana Silvia Zoffoli (ripescaggio appunto tra le candidature non arrivate in finale del Premio Platea). Infine un'altra attrice spesso al centro delle produzioni di Valerio Binasco (neo-direttore artistico dello Stabile di Torino, da gennaio 2018), Elena Gigliotti, che si è già provata con la regia (per esempio con Città inferno in scena alla Tosse lo scorso novembre) e che qui si cimenta con un testo turco-tedesco, Sangue matto (21 giugno-1 luglio).

Calcio, follie umane e il rapimento di un arbitro giudicato troppo zelante, che si rivela però più forte del previsto grazie alla sua fede in Dio. «Una tragicommedia - afferma Giusta - che fa ridere e riflettere, in cui gli interpreti si dannano per raccontare questi personaggi che sono, poi, fondamentalmente persone molto sole. Il pubblico sarà il quarto protagonista».
Tre generazioni a confronto in Lingua madre, «testo di un'autrice molto giovane - sottolinea Rota - dedicato al tema dell'identità, per un racconto sui rapporti familiari tra componenti femminili: una nonna ex comunista forse collaboratrice della Stasi, una madre in cerca di sé stessa e una figlia/nipote in transizione quindi anche alla ricerca del prioprio io sessuale». 

In Pezzo di plastica «c'è un'analisi sul pensiero occidentale di fronte alla crisi e dopo una fase di lungo benessere. Sotto la lente di ingrandimento una famiglia benestante e modaiola: un figlio sempre davanti al cellulare, che riprende tutto quello che vive e di cui i genitori non si occupano, tanto sono impegnati che non dormono neanche più - ma questo fa figo. La loro donna delle pulizie/collaboratrice domestica, che trattano malissimo senza accorgersene. E un'opera d'arte nata quando qualcosa cade a terra e lui decide di trasformare quell'immagine in una performance».

«È da circa un anno - chiarisce Mazzullo - che è nato in me il desiderio di mettere in atto delle immagini, vederle agite, quindi ho assillato il direttore via posta elettronica e sono felice dell'occasione. Mors tua vita mea, per me è un pretesto. Si parla dell'identità anche qui, ci si pongono quelle classiche domande: chi sono io? Cosa voglio fare della mia vita? E credo che i personaggi siano dei piccoli eroi. Sono trentenni e coinquilini, in piccolo appartamento, che all'arrivo del quarto inquilino perdono ogni sicurezza. Io desidero vedere cosa succede nelle loro camere, dietro la facciata dei momenti pubblici, a colazione, a cena, vado a scrutare quello che so essere un momento di sperimentazione nella solitudine della propria stanza, mentre si cerca, come ho fatto spesso io stessa, di mettere a fuoco, di centrarmi. È quel momento in cui si tratta di uccidere qualcuno dentro di sé, per far spazio a chi si desidera essere». Un progetto che suona verace, intimamente urgente, artisticamente sfidante e dunque interessante.

Si chiude con Gigliotti e un testo scritto da un autore tedesco, in collaborazione con uno scrittore turco: «Racconteremo il fenomeno del bullismo tra i banchi di scuola, dove una professoressa sottomessa alla classe, a un certo punto trova una pistola e gli equilibri cambiano. Lei obbligherà i ragazzi a recitare I m asnadieri di Schiller. Una sfida doppia, dunque, perché si entra e si esce da due diversi registri: il più immediato contemporaneo e il linguaggio e i temi di un dramma in cinque atti del '700. Non svelo il finale».

Tocca a Gigliotti guidare i neodiplomati della scuola dello Stabile, affiancando loro Cristina Pasino (unica professionista): «È bello che spetti a una classe rappresentare questa storia. I neo-diplomati hanno più fresca la memoria del liceo, dove il bullismo è andato molto avanti, rispetto a quando ero io a scuola. A livello registico alternerò partiture fisiche al canto e, idealmente, mi piacerebbe trovare una modalità fluida perché i vari linguaggi possano intersecarsi. Saranno tutti protagonisti, la scelta rispetto a Cristina Pasino è motivata anche dal fatto che ha recitato ne I Masnadieri di Lavia. Chi meglio di lei poteva vestire i panni della professoressa?».

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Rassegna di Drammaturgia Contemporanea alla Corte e al Duse: spettacoli e date.

> Piccola Corte - 24 maggio - 3 giugno (ore 20.30)
giovedì ore 19.30, domenica e lunedì riposo
L’arbitro di Dio (Quel gol non era gol) – Irlanda
di Robert Farquhar, versione italiana Carlo Sciaccaluga
interpreti Andrea Di Casa, Massimo Rigo, Marco Zanutto
regia Alberto Giusta

> Teatro Duse - 31 maggio - 10 giugno (ore 20.30)
giovedì ore 19.30, domenica e lunedì riposo
Lingua madre. Mameloschn (Muttersprache Mameolschn)Germania
di Sasha Marianna Salzmann (versione italiana Alessandra Griffoni Rota)
regia Paola Rota; interpreti Elena Callegari, Francesca Cutolo, Maria Roveran
(coprodotto insieme al Festival delle Colline Torinesi e a PAV)

> Piccola Corte - 7-17 giugno (ore 20.30)
giovedì ore 19.30, domenica e lunedì riposo 
Pezzo di plastica (Stück Plastik)Germania
di Marius von Mayenburg versione italiana Umberto Gandini, regia Simone Toni
 Interpreti Gabriele Furnari Falanga, Federica Granata, Marisa Grimaldo, Roberto Serpi, Federico Vanni

Teatro Duse - 14-24 giugno (ore 20.30) 
giovedì ore 19.30, domenica e lunedì riposo
Mors tua vita mea – Italia
di Silvia Zoffoli; regia Elisabetta Mazzullo
interpreti Valeria Angelozzi, Matteo Cremon, Valentina Favella, Matteo Palazzo

> Piccola Corte - 21 giugno-1 luglio (ore 20.30)
giovedì ore 19.30, domenica e lunedì riposo 
Sangue matto (Verrücktes blut) – Germania
di Nurkan Erpulat e Jens Hillje versione italiana Clelia Notarbartolo
interpreti Giuseppe Brunetti, Roberta Catanese, Fabrizio Costella, Riccardo Marinari, Silvia Napoletano, Cristina Pasino, Francesca Patanè, Alessandro Pizzuto
regia Elena Gigliotti

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