«Ci saranno alcune soprese, soprattutto per i genovesi». Si chiude così, piena di
suspence, la mia chiacchierata con
Frankie Hi-Nrg. Il famoso rapper italiano è ospite -
venerdì 22 giugno dalle 21.00 presso
Palazzo Ducale - del
Festival di Poesia, nella stessa serata in cui si esibiranno
Enrico Brizzi e i Numero6. Le ultime notizie annunciano che nel suo
live eseguirà alcune anticipazioni dal prossimo album, in uscita a gennaio 2008.
Quando lo chiamo è in una casa di campagna: «circondato da pile di dischi da campionare, insieme ai miei compagni d'avventura:
Francesco Bruni alla chitarra,
Lino De Rosa al basso. Siamo in piena fase creativa».
Un titolo ancora non c'è, ma sarà un disco incentrato sul lavoro. Come affronterai il tema, parlerai di precariato? «I canali interpretativi sono molti e trasversali, li sto esplorando. Per dare un'idea:
mi riferisco allo stile disperato dei cantautori anni '70, così come quello di Ascanio Celestini, che considero uno dei migliori autori del nuovo teatro».
Torna in mente
Rap lamento (
Guarda il video), dove la metafora del calcio (e del Totocalcio) faceva da trampolino ad una critica feroce del sistema politico. Base di fondo: la famosissima
sigla di 90° minuto, trasmissione culto del calcio italiano. Gli chiedo se ci saranno altre chicche del genere. Sorride: «Hum, sì, stiamo preparando qualcosa di simile», ma di più non dice.
«Comunque, voglio tranquillizzare gli ascoltatori, non ci saranno svolte pop», prosegue Frankie sogghignando. Dovete sapere che ai tempi di
Fight da faida, uno dei suoi primi grandi successi (1991), il rapper venne accusato - «in qualche occasione anche aggredito», dice - dai centro sociali più duri e puri, di essersi venduto ai media e alle discoteche. «Ho sempre detto che
per me il messaggio del rap deve essere lanciato in qualsiasi luogo. In Italia invece, soprattutto in certi ambienti, si concepisce il fare successo come una cosa negativa, e si preferisce seguire la logica perversa della musica gratuita. Ma non funziona così né nel cinema, né in TV, né in letteratura: non c'è nulla di disdicevole nel farsi pagare per il proprio lavoro». E si torna al tema del prossimo disco di Frankie: il lavoro.
Come nascono le tue canzoni? «In parte utilizzo il metodo tradizionale dell'hip hop:
prendo una base che mi piace e ci scrivo sopra. Ma sono abbastanza elastico, le fasi possono anche non svolgersi in quest'ordine». Da un tuo album a quello successivo passa sempre molto tempo: è una scelta? «Mah, forse è pigrizia, devo sentire l'urgenza di finire. In quella situazione sono anche abbastanza rapido».
E di Genova che ci dici? «Mi ricorda Napoli e Palermo, una città obliqua, dove si respirano le atmosfere dei grandi della musica che sono nati lì. Mi piace parecchio». L'appuntamento è venerdì 22 giugno a Palazzo Ducale.