Lo avevamo lasciato in quel della
Lepre, alle prese con
una rassegna di cortometraggi che lo ha visto protagonista insieme ad altri giovani registi genovesi. È
Franco Revelli, 27 anni, che con il suo
Throw away - scritto insieme al fratello
Giacomo - si è classificato al primo posto. I corti, proiettati nello storico locale del centro storico dal 12 fino al 15 dicembre, avevano in comune un tema: quello della
rumenta (o spazzatura, per dirla in perfetto italiano). I giurati - lo sceneggiatore
Riccardo Aprile, il regista
Giotto Barbieri e l'attore
Massimo Olcese - hanno scelto i tre lavori che maggiormente hanno centrato l'argomento:
Genova e la discarica, il problema della spazzatura nel contrasto tra la natura e la città.
Al secondo e al terzo posto si sono classificati i
Ragni locali di Rondinella blindata e
Le 5 vite di m., diretto da Telefermento. «Gli altri registi hanno utilizzato i dialoghi. Il mio corto, invece, è muto perché non mi sento ancora in grado di scriverli... in fondo sono solo
un regista alle prime armi».
Il protagonista di
Throw away rappresenta
l'uomo contemporaneo, solitario e grigio. Un personaggio che lo stesso Franco ha deciso di interpretare: «Non ho trovato attori che avessero un viso "comune" e poco espressivo... io, invece, mi sono scoperto adatto al ruolo. E poi, nessun altro ha avuto il coraggio di
buttarsi in un bidone della spazzatura... ». Già, perché la storia, raccontata interamente in bianco e nero, ha un finale originale e assolutamente inaspettato: l'uomo che non riesce a liberarsi della propria spazzatura finisce per rassegnarsi e trasformarsi lui stesso in rumenta da gettare via.
A colpire favorevolmente l'attenta giuria sono state soprattutto le ambientazioni del corto, che descrive Genova da un punto di vista insolito: «Da via delle Ginestre - sulle colline sopra lo stadio di Marassi - fino a una zona poco distante dalla Lanterna, simbolo di una natura che si scontra con la città. E poi Pegli, con i suoi palazzi anni '70».
L'amore tra Franco e il cinema è nato di recente: «Un anno e mezzo fa ho frequentato la
Sdac - scuola cinematografica genovese - e ho girato
i miei primi documentari». Il tema preferito da Franco?
Le feste tradizionali di paese: «Si tratta di eventi a cui nessuno partecipa più e che invece suscitano in me grande interesse». L'estate scorsa Franco ha ripreso e raccontato la Festa della Maddalena, che ha luogo ogni anno a
Taggia, la cittadina ligure dove Franco è nato: «Cerco di mantenere
un occhio critico e di non interrompere la festa intervenendo con la mia telecamera... voglio descrivere le cose così come sono e raccoglierne una testimonianza diretta», aggiunge.
Ma anche in passato l'interesse per la spazzatura ha affascinato Franco tanto che, a metà febbraio, uscirà il suo primo libro, che proprio alla spazzatura è dedicato: «
La nascita della città dei rifiuti (edito da
Np libri), che ho realizzato grazie all'aiuto dei Comuni di Imperia e Sanremo, parla dell'
età del riciclo e dei
rifiuti industriali».
E ora? «Ora
torno ai documentari: ne ho realizzato uno in Russia, girato in digitale, sulla vita della comunità musulmana Tatara. E un altro sui cercatori di funghi nella Liguria del Ponente». In bocca al lupo!