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Non sarebbe corretto affermare che il paesaggio del Ponente ligure fa da sfondo alle storie narrate da Francesco Biamonti nei suoi romanzi.
L'entroterra ligure di ponente, quel lembo di terra fra mare e Piemonte e a cavallo fra la Liguria e la Provenza, terra in cui la frontiera non ha mai fermato il vento né le lingue, né gli amori degli uomini e sembra che abbia come sua unica funzione quella di essere oltrepassata di nascosto, di notte per crinali ventosi e strapiombi, a rischio della vita, ieri da contrabbandieri e soldati, oggi da uomini dalla lingua sconosciuta, curdi, neri, loro sì oggetto di contrabbando, l'entroterra ligure di ponente, dicevo, é l'unico protagonista dei romanzi dello scrittore di San Biagio della Cima. Gli uomini, con le loro vicende e i loro stati d'animo, sono un semplice rumore di fondo, l'elemento accessorio dei paesaggi narrati.
Leggere i quattro meravigliosi libri di Biamonti significa ricevere la chiave per soccombere al mistero di questa terra così vicina eppure così sconosciuta. Aspra e concreta ed allo stesso tempo esoterica.
De "L'angelo di Avrigue" non ci resta nell'anima l'angoscia del marinaio, il mal di ferro trasmesso dalla lamiera dei cargo né le ossessioni delle donne che incrociano i suoi passi. Il vero dramma é quello del paesaggio circostante, delle luci violente del cielo, del vento impetuoso, delle nuvole, "...salivano con irruenza le nubi; contrastate da un vento di montagna... salivano in boschi verticali e troni".
In "Vento largo" i pericolosi passaggi clandestini, le fughe, le solitudini dei personaggi fanno solo da sottile cornice all'emozione che provoca la vista di Aúrno, minimo borgo abbandonato "...le case disabitate andavano in rovina. Dorate dal silicio ferroso splendevano nella sera". E ancora "...gli ulivi carichi di seccume, anziché di folto argento, si illuminavano di un viola scarno che precedeva il buio della fine".
Ed anche in quello che può essere definito il romanzo d'azione di Biamonti, "Attesa sul mare", che ci porta davanti alle coste della ex-Jugoslavia, ci commuove non la guerra o il pericolo corso dal capitano ligure all'ultimo viaggio per mare, ma il destino degli ulivi malati, l'effluvio dei rosmarini, il mare che balena fra i crinali e cambia colore al passaggio dei cirri. È l'essenza dell'entroterra di Liguria, odoroso di vino e scarno come un coniglio magro. Stregato dal mare che pure resta quasi un estraneo se non un nemico.
Infine nell'ultimo libro, "Le parole, la notte", sentieri, colline, mare e cielo prendono facilmente il sopravvento sul gruppo di personaggi. Il Ponente delle solitarie case di pietra, una Liguria ben diversa da quella costiera massacrata da turismo, traffico ed edilizia, la Liguria austera di montagna, "una sorta di Castiglia", detta gli stati d'animo dei personaggi ed il diseguale ritmo della loro avventura terrena. E su tutto, quella patina di ignota irrequietezza che fa amare questa terra aspra sui cui passaggi montuosi troneggia talvolta un cielo così sereno che é "...un insulto per le terrazze malandate".
Francesco Biamonti (3/3/1928 - 17/10/2001)
Nato e morto a San Biagio della Cima sulle alture di
Imperia, Francesco Biamonti arrivò relativamente tardi alla ribalta
letteraria "scoperto" da Italo Calvino. Ha pubblicato quattro libri dal
1983 al 1998 (L'angelo di Avrigue; Vento Largo; Attesa sul mare; Le
parole, la notte). Un quinto romanzo, "Il silenzio", al quale lavorava
nonostante la grave malattia, è uscito postumo ma incompleto nel Marzo
del 2003.
Vero cantore dell'entroterra ligure di ponente, le sue
storie sfioravano appena le vicende umane e si concentravano sui ritmi e
le luci della sua terra. Una terra aspra fatta di pendii scoscesi e pochi
alberi a lottare contro il vento, di strapiombi e un mare lontano e un po'
nemico. Una terra vicina eppure pressochè sconosciuta della quale
riusciva a restituire un sentimento di esoterico mistero.
Matteo Zacchetti
Nella foto: Francesco Biamonti
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