Non andrò a vedere Paranormal Activity. Ma questo è un problema mio. Non ho mai capito perché devo andare al cinema o guardare la Tv e uscire dall'esperienza in paranoia. Perché a me fanno veramente paura gli horror. Sono uno di quelli che - per aver visto bambinetto Lo Squalo - ancora oggi quando nuota in mare butta sempre un'occhiata per vedere se, per caso, spunta una pinna. E non è rilassante.
Ma il regista Oren Peli ha fatto di meglio (o peggio). Come scrivevamo ieri su mentelocale.it, la Commissione parlamentare di vigilanza per l'infanzia e l'adolescenza guidata da Alessandra Mussolini, ha proposto che la visione della pellicola fosse vietata ai minori di 18 anni. Pare che il film provochi attacchi di panico, vomito, giramenti di testa, sudori freddi a chi è particolarmente suggestionabile.
Nel frattempo è sempre di più la gente che va a vederlo. Partendo da appena 15.000 dollari di investimento sono stati abbondantemente superati i 100 milioni di incasso. Il rapporto tra spesa e introiti fa impallidire persino il film che si è candidato a cambiare i destini del cinema, cioè Avatar.
Ora. Di fronte ai postumi da film, alcune associazioni di consumatori e di genitori hanno minacciato di chiedere i danni. E qui, francamente non capisco. In America, dove sono più attenti di noi (bacchettoni?) in queste cose, il film è in programmazione senza divieti. È chiaramente un film horror, e chi ha sentito parlare di The Blair Witch Project o Cloverfield (che aveva scatenato un putiferio simile) sa anche di che tipo. Riprese con camera a mano, che fanno venire da vomitare anche con il fermo immagine, paranoie a tonnellate. Non mi risulta che il medico ne prescriva la visione per far passare il singhiozzo, né che ci sia qualche obbligo culturale per andarci con prole e passeggini. Il regista è già straricco da qualche settimana, quindi non preoccupatevi di salvare il cinema off. Se vi piace il film de paura - come diceva il grande Robertetti - godetevelo, sennò sappiate che se ne può anche fare a meno.