Paranormal Activity fa davvero paura, in tutti i sensi. Se milioni di spettatori di tutto mondo hanno provato il brivido del terrore davanti alle scene del film di Orien Peli, un bello spavento deve esserselo preso anche James Cameroon, nel constatare l'incredibile successo al botteghino di un film che, costato qualche decina di migliaia di dollari, sta ora insinuando il suo costosissimo kolossal Avatar. Adesso, però, ad aver paura è anche la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza che, tramite la sua presidente Alessandra Mussolini, ha espresso forti perplessità in relazione alla possibilità dei minori di vedere il film, proponendo il divieto per gli under 18.
«Paranormal Activity è una produzione angosciante, con un livello di tensione altissimo per tutta la durata ed è difficile comprendere per quale motivo la commissione Censura non abbia provveduto a vietarlo ai minori di 18 anni». Riassume così il concetto Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia. Attacchi di panico, tremori, vomito e problemi psicologici: non sono certo trascurabili i sintomi riscontrati in diverse persone, soprattutto di giovane età, in seguito alla visione del film. Ecco quindi perché sarebbe non solo giustificata, ma assolutamente necessaria la misura atta a salvaguardare la psiche della fascia più vulnerabile, vale a dire proprio quella degli adolescenti.
In America, dove il film ha raccolto un successo ancora maggiore rispetto al nostro Paese, nessuna limitazione è stata adottata. Da noi, però, le cose sembrano destinate a prendere una piega diversa, anche in virtù dell'intervento della Codacons. L'associazione in difesa dei consumatori, infatti, si è schierata dalla parte di Marziale e Mussolini, comunicando che «i casi accertati di attacchi di panico e gli altri effetti psicologici registrati nei minorenni, legati alla visione della pellicola, dimostrano chiaramente l'esigenza di vietarne la visione ad un pubblico di età inferiore ai 18 anni».
Una dichiarazione che suona come una chiara condanna, e che lascia aperti spiragli anche per eventuali azioni legali da parte di coloro che hanno sofferto dello choc causato dalla pellicola, che potrebbero decidere di ricorrere ai tribunali per farsi risarcire. Un problema in più, dunque, per la Blumhouse, casa produttrice del film, che dopo i quasi 4 milioni di euro guadagnati nel primo weekend, vede all'orizzonte la possibilità concreta di una franata decisa degli incassi, nel caso del divieto di visione ai minori. Nell'attesa della decisone finale, chissà che ora, dopo aver messo paura a tutti, non siano proprio Peli e i suoi produttori quelli più spaventati.