L'Italia, se vista dall'estero, si ferma al 1960, una dead-line che non ha nulla a che vedere con lo stereotipo. Dopo un paio di giorni passati al Festival del Cinema di Bastia ad ascoltare i ricordi su Vittorio Gassman, Ettore Scola, Stefania Sandrelli, Mario Monicelli, essere immersi nei simboli tipici del 1960 rimanda ad un vero riconoscimento di creatività, sfrontatezza e saper fare arte. I francesi qui a Bastia questo ci invidiano, e per questo ci dedicano un Festival da ventidue anni.
Il Festival del Cinema Italiano di Bastia è giunto ormai alla ventiduesima edizione e accoglie quasi 10.000 persone, che dal 6 al 13 febbraio riempiono le sale del Teatro di Bastia per assistere ad un mix di film recenti e d'annata. La sala è quasi sempre piena, i film sono proiettati in italiano, i sottotitoli in francese, ma gli spettatori tendono a non leggerli.
Le foto dei protagonisti del cinema italiano all'ingresso del Teatro testimoniano il fatto che da Bastia, in ventidue anni, sono passati tutti, o quasi (non sono venuti Fellini, Gassman e Mastroianni, dicono dall'organizzazione). Sono invece venuti i fratelli Taviani, Ornella Muti, Gina Lollobrigida, Dino Risi, Nino Manfredi, Francesco Rosi, Valerio Mastandrea e molti altri. La madrina dell'edizione 2010 è Stefania Sandrelli, diva molto amichevole in una Bastia invernale dove essere riconosciuti significa più che altro cantare Volare e bere un bicchiere di vino di Capo Corso insieme alla compagnia. Stefania Sandrelli è a Bastia a presentare il suo primo film come attrice (Divorzio all'italiana, 1961) e il suo primo film come regista, Cristina, girato nel 2009 con protagonista Amanda Sandrelli nei panni della poetessa Christina de Pizan alla corte di Carlo V, epoca grigia per una donna-poetessa.
Cristina è in concorso insieme ad altre produzioni recenti, come Italians di Giovanni Veronesi, Fortapàsc di Marco Risi (il padre Dino era un habituè del Festival), Come Dio comanda di Salvatores, Gli amici del bar Margherita di Pupi Avati, di cui è stato molto apprezzato dal pubblico Il papà di Giovanna, proiettato per aprire il Festival. Per Cinè Memoria sono in programma in questi giorni Senso di Luchino Visconti e La Ciociara di Vittorio De Sica, mentre per la rassegna giovani, proiettati ai ragazzi delle scuole, La Freccia Azzurra di Enzo d'Alo e Ladri di Biciclette di De Sica. Sono film che gli organizzatori del Festival selezionano ogni anno tra Cannes, Venezia e il Festival di Annecy.
«Ma c'è un altro motivo per cui Stefania Sandrelli è qui per la terza volta», racconta Riccardo Viale, fondatore e presidente del Festival: «quest'anno il Festival è dedicato al lavoro di regista di Mario Soldati. Stefania ha sposato il figlio Giovanni. Sono i legami che noi apprezziamo della grande creatività italiana, e che desideriamo ricordare». E i legami tra Italia e Francia? «Un tempo c'erano le coproduzioni», continua Viale, «film prodotti da francesi e girati da italiani, o viceversa, film con cast franco-italiano, in questo modo gli italiani hanno conosciuto Depardieu, Belmondo e noi abbiamo visto Mastroianni, Claudia Cardinale. Oggi non si fanno più co-produzioni, il risultato è una conoscenza reciproca ferma a quarant'anni fa. E poi, da molti anni, in Corsica arriva la tv francese, lei sa che cosa significa?». Significa che questa grande passione di Bastia per il cinema italiano pare sia nata non tanto per la prossimità geografica, quanto per un fatto di antenne: la Francia non inviava il segnale, mentre la Rai, negli anni '80, aveva ottimi ripetitori sul monte della Capraia. Insomma, ogni tanto dove inizia la tv non finisce il cinema.