Uscirà il 21 agosto il sequel di Donnie Darko, incentrato stavolta sulla sorella minore di Donnie, Samantha, ovvero la bambina che nel primo film partecipava alla gara di ballo interscolastica.
Il film di Richard Kelly è stato il primo cult movie del nuovo millennio: snobbato in sala (alla prima uscita negli Stati Uniti non aveva raggiunto il milione di dollari), riscoperto attraverso le proiezioni notturne e il passaparola, è stato infine promosso a una seconda giovinezza (grazie anche alla Mostra del Cinema di Venezia, che ne fece l'evento a sorpresa nell'edizione del 2004), seguendo l'iter irregolare e tormentato tipico dei film che plasmano l'immaginario e i sogni dei cinefili.
Alla seconda uscita, tuttavia, i fan l'avevano ormai recuperato in DVD o in rete, mentre chi lo scopriva per la prima volta non lo trovava quasi mai all'altezza della sua fama: e così, per la seconda volta, fu un flop al botteghino, mentre le vendite in home video non accennavano a diminuire (è uno dei DVD più venduti di sempre nel mondo).
Oggi, invece, la saga vive un paradosso tutto italiano: mentre Donnie Darko venne distribuito solo nella versione Director's cut, e con 4 anni di ritardo sul resto del mondo, S.Darko (dove la S sta appunto per Samantha) esce in sala soltanto da noi, essendo stato pensato e prodotto, come molti sequel di franchise di successo, per l'home video.
Il film racconta pochi giorni dell'adolescenza della sorella di Donnie (la stessa Daveigh Chase dell'originale, nel frattempo cresciuta come il suo personaggio), tagliando completamente fuori il contesto familiare. Ragazza inquieta e annoiata, Samantha viaggia verso la California in compagnia dell'amica Corey. Appiedate da un guasto all'auto, le due ragazze si ritrovano bloccate in uno di quei piccoli paesi di sabbia e terra che sorgono abbracciati alle highways americane. Qui fanno la conoscenza di alcuni ragazzi: un ribelle di buona famiglia (maglietta bianca, chiodo e ciuffo inzuppato nel gel - con bizzarro effetto vintage - ma anche villa con piscina), un reduce dall'Iraq accusato della scomparsa di alcuni bambini, e un tizio allampanato dalla doppia personalità, prima secchione e poi violento.
S.Darko riprende tutti gli elementi di suspance e mistero del capostipite (le contorsioni temporali, le apparizioni fantasmatiche, il conto alla rovescia per la fine del mondo), con il torto però di cercare il semplice accumulo. Donnie Darko ricomponeva le sue molte stranezze intorno ad un'idea (filosofica) semplice e suggestiva: la fine del mondo coincide per ciascuno con la fine della propria vita. E supponeva, con intuizione non originalissima, che la morte richiedesse una presa di coscienza e un atto di volontà. La sottotrama romantica e la satira sociale, pur efficaci, restavano di contorno.
S.Darko, invece, investe tutto in un'atmosfera da torbido dramma adolescenziale: poco arrosto e tantissimo fumo, con la storia che si sfilaccia in infiniti rivoli soprannaturali nella speranza che il deficit di comprensibilità dell'originale si dimostri ancora la carta vincente.
Tutto sembra ammissibile, nulla necessario: piogge di meteoriti, salti avanti e indietro nel tempo (e quanto si rimpiange la semplice circolarità di Donie Darko!), soldati schizzati, preti vogliosi, alieni e conigli giganti, rapimenti e sparizioni.
Costato 4 milioni di dollari - e si vedono a stento, il film è visivamente povero - S.Darko è in definitiva una grossa delusione, e rischia di replicare gli incassi miseri del fratello maggiore. Ma, stavolta, per tutte le ragioni sbagliate.