Colpa mia, sia chiaro.
Ho scelto di vedere Antichrist in un multisala di Rimini durante il recente ponte del 2 giugno, assieme a molti giovanotti dai muscoli guizzanti o dal tacchetto a spillo, pieni di aspettative nei confronti di una pellicola catalogata come horror. Ebbene, ho avuto quel che mi meritavo.
Costoro erano andati al cinema con l’idea di vedere croci di legno e vomito verde, motoseghe e schizzi di sangue, magari tette e culi. Dunque è comprensibile che siano rimasti delusi e che abbiamo protestato a viva voce, come macachi cui viene sottratta la banana.
In attesa che siano istituite apposite ronde notturne anti-beoti che si occupino di percuotere gli spettatori rumorosi colpendoli con noci di cocco, passerò a parlare del film.
E dirò che è un film complesso, che lavora sul senso di angoscia e di “disturbo”. Dirò che è anche uno di quei film che ti fanno saltare sulla sedia (ammesso che non si sia impegnati a sputacchiare pop corn). Dirò che è un film che scava nei recessi nell’animo, nelle paure antiche dell’uomo nei confronti del genere femminile, tra le pieghe misteriose dei rapporti sentimentali.
Il film racconta di una coppia che, in seguito alla drammatica perdita del figlio, si ritira in una baita nei boschi in cerca di riflessione. Sotto la guida del marito terapeuta, la donna pian piano comincia ad esternare il vissuto dell’estate precedente, trascorsa in quel luogo da sola col bambino, nel vano tentativo di terminare una tesi sul mondo dell’occulto. Argomento: streghe e persecuzioni ai danni del gentil sesso. Pian piano i due saranno testimoni di eventi inesplicabili quanto terrificanti, che li porteranno alla consapevolezza della radice maligna annidata nella coppia, una radice che affonda le proprie radici proprio in quella zona boschiva; un male tramandato attraverso i secoli e antico quanto il mondo stesso.
Da brividi è la scena rivelatrice in cui l’uomo trova le fotografie del figlio scattate dalla moglie l’estate precedente, scena che testimoniano l'esistenza di una volontà superiore e terribile. Una volontà ineluttabile e invisibile, sepolta nei meandri della coscienza colpevole di una madre.
È questa presenza che giustifica l’assunto di fondo, secondo il quale tutto il mondo è frutto del Male; una presenza che incarna le priorità ancestrali dell’uomo nella Natura ostile e nel corpo mutilato di una donna che con questa Natura si fonde.
E’ un film che voglio sperare di poter consigliare ai lettori di questa rubrica, con la raccomandazione di leggere qualcosa in più sul tema e di recarsi preparati, onde non recare disturbo a chi ha interesse a seguire la proiezione...