Lo ammetto: sono giunta alla mia veneranda età senza aver mai visto un film con Edwige Fenech. Fino a ieri sera, prima di piazzarmi sul divano con un pacchetto di cracker e la copertina sulle ginocchia, possedevo solo vaghi ricordi di compagni di liceo che favoleggiavano le eccezionali "doti" dell’attrice - ora raffinata produttrice.
Oggi posso dire di aver finalmente conosciuto.
Il filmetto assegnatomi dal buon Giorgio è una pellicola del 1976 intitolata La pretora. In un paesino d’Italia in cui tutti parlano con accento veneto (e che si troverà dunque in Veneto, desumo), il ruolo di pretore è affidato ad una bellissima donna, Viola, tanto attraente quanto casta. Rigorosa e incorruttibile, essa incarna i meravigliosi ideali progressisti di una comunità di provincia che ci tiene a dimostrare di essere “avansata”, al passo coi tempi. Assieme all’ammirazione e al rispetto, la pretora attira di su di sé gli odi e le antipatie dei piccoli e grandi furfanti della zona, nonché - anzi soprattutto - le loro attenzioni erotiche e quelle di tutta una cricca di personaggi di contorno, che non vedono l’ora di “inchiappettarsi la giustizia”.
In tutti i sensi.
Il tutto procede secondo un equilibrio più o meno stabile, finché un piccolo imbroglione di origini napoletane (ma dall’accento meneghino), condannato dalla pretora per aver tentato di vendere come gulash una partita di scatolette di mangime per cani, scopre che l’illustre magistrato ha una sorella gemella, Rosa, volubile e disinibita (in pratica una zoccola), ma per il resto uguale in tutto. Il lestofante senza perdere tempo se la fa (amica) e grazie alla sua complicità assesta una serie di tiri birboni alla rappresentante della legge, spacciando foto osé che ritraggono la presunta pretora vestita da Biancaneve che si fa tutti e sette i nani. E pure la regina.
Insomma, equivoci a cascata, fino allo scioglimento finale (mi sono un po’ addormentata), in cui la sempre b(u)ona pretora coglie l’occasione per disfarsi dalla corazza di frigidità che rischiava di minare il suo rapporto amoroso, e dopo essersi riconciliata col proprio partner abbandona l’austera carriera forense per dedicarsi alla famiglia.
Della sorella zoccolona si perdono le tracce.
Sintesi per immagini:
· Titoli di testa: tentato approccio con schiaffone
· Imponente scranno di tribunale e belle gambe sotto il bancone
· «Come sei cattiva, signora pretora!»
· Arrivo sorella gemella porca: tettine con copri-capezzoli a margherita
· Tette
· Tette
· Nudo integrale (rigorosamente da lontano) con depilazione inguinale anni ‘70
· Doppi sensi
· Ancora tette
· Sprimacciata di tette
· Doppi sensi
· Doppia coppia di tette (soft lesbo)
· Nani pervert
· Doppi sensi
· Alzabandiera in tribunale
· Tentato stupro con schiaffone e denuncia
· Saggezza popolare («D’o peccato non se po’ fa senza, pe’ fortuna c’è la penitenza»)
· Tette
· Nudo integrale da lontano
· Tette
· Nudo integrale da lontano
· Tette sotto la toga
· Tette col bavagliolo da magistrato
· Spupazzata di tette ('anvedi Lionello)
· Crisi di coppia
· Ti amo parliamone
· Soft-trombata di riconciliazione
· Tettissime finali
Poche ma essenziali note:
· la Fenech come attrice non è così cagna come pensavo
· Oreste Lionello che fa il pubblico ministero è spassoso quando si strizza l’occhio con la mano per vedere meglio dai buchi della serratura
· Brava la doppiatrice (ma che voce ha la Fenech?)
Morale finale:
«Sodomia sodomia per piccina che tu sia»… questo film è un’agonia.