Visto da lui - Il parere di Giorgio
Qualche anno fa scrissi un articolo su Million Dollar Baby. Mi emozionava il fatto che dal cinema di Eastwood emergesse con tanta prepotenza l'urgenza di ottenere risposte alle domande che il tempo della vita porta con sé. E al contempo la consapevolezza che le risposte non si ottengono mai. O meglio, che l'unica risposta è il dolore, la fatica. Spesso anche la solitudine. Che queste domande e queste risposte vengano maturate da un uomo di quasi ottant'anni, con il volto e la fede rocciosa di un conservatore, è una cosa che colpisce. Il cinema di Eastwood, quello degli ultimi anni in particolare, è il cinema di un uomo dalla moralità inflessibile che guarda a Dio con altri occhi.
L'importanza e il valore di Changeling non sono semplice distillato di una messa in scena sontuosa, in cui sguardo classico e sensibilità contemporanea sfumano uno nell'altra con evidente potere di suggestione. Quell'importanza e quel valore sono amplificati dal fatto che la forma e il contenuto si fanno eco reciproca, puntando sempre verso la grandezza.
Changeling racconta il dolore della perdita, ma senza la desolata rassegnazione di Million Dollar Baby. E in questo senso è un film decisamente più ottimista. Racconta la stolida inerzia di cui sono capaci le istituzioni e invita a mobilitarsi per combatterla, perché altre soluzioni non ci sono. E in questo senso è senz'altro pessimista. Infine raccoglie le energie residue, si alza in piedi e nello struggente flashback finale ribadisce che, qualsiasi cosa vi dicano, non bisogna avere dubbi: non esiste sacrificio senza valore.
Ed è per questo che non si può non amare Eastwood: perché cerca le stelle, ma si rifugia nell'uomo.
Visto da lei - Il parere di Tengi
Changeling è un sostantivo che in inglese (lingua che di solito associa più significati ad un singolo termine) vuol dire proprio "bimbo sostituito".
Quella raccontata dal film è una storia complessa e lunga, piena di colpi di scena, in cui una madre (Angelina Jolie) è obbligata a lottare perfino contro la polizia, in un modo che ha dell’incredibile, specie pensando che si tratta di una storia vera. Un film solido e poderoso, in pieno stile Clint. Quasi due ore e mezza di qualcosa che nasce già classico, e che ha una colonna sonora esile quanto una ninna nanna, quanto un carillon. Insomma, un film che vale i soldi che avete speso.
Non si piange molto, anzi non si piange per nulla (verrebbe da dire che piange già abbastanza la protagonista). Eppure, si esce un po’ mesti, con quella tristezza che ti prende al collo e che ti fa trascinare pensoso a casa (in questo senso, sarebbe utile evitare lo spettacolo che termina all’una).
Dovendo parlare di lei, a me è piaciuta molto. Un po’ troppo occhioni-labbra-rossetto everlasting a farla da padroni, ma del resto, sono quelli i suoi caratteri distintivi. Una sensibilità innegabile, magari dovuta alle recenti gravidanze, e una maturità (rispetto a Ragazze interrotte, tanto per dirne una) ricca di promesse. Proprio adesso decide di dedicarsi solo alla famiglia?