Tropic thunder racconta le disavventure di un gruppo di nevrotiche, arroganti star americane, che durante le riprese di un film sul conflitto in Vietnam (che sembra tanto Platoon) finiscono senza saperlo in una vera zona di guerra, presidiata da un manipolo di narcotrafficanti.
Visto da lei - Il parere di Tengi
E sì che ci ero andata con le migliori intenzioni. Voglio dire, è sabato sera, mi sento allegra, ho appena finito di bere del buon vino, fuori fa freddo e in sala un gradevole tepore, amo Ben Stiller e trovo Robert Downey Jr "figoso in modo assurdo". Mi sono vista il trailer («"stronzo" a chi?», «"stronzo a chi" a chi?») e prometteva bene. E poi di fronte alla demenzialità non mi tiro mica indietro, è risaputo.
Eppure ragazzi, che cosa triste. Io non lo so che cosa è successo. Sarà che la battuta idiota del trailer l’hanno ridoppiata e non faceva più lo stesso effetto, sarà che a un certo punto non si capiva più niente con tutti quegli scoppi, sarà che dopo un po’ persino il sergente afroamericano («Hey man!») mi ha stufato (ma poi chi imitava con quella schiena rigida? Denzel Washington?), sarà quello che volete ma sono uscita dalla sala confusa e poco felice. Cioè sì, l’ho capita la critica a un certo modo di fare cinema, alle star hollywodiane, e l’attore in crisi di qua (come in Zoolander era un modello in crisi, ma vuoi mettere il genio?) e l’attore tutto metodo e introspezione che non sa più trovare se stesso di là (l’avrà ripetuto 200 volte), e l’attore in crisi di astinenza da bamba su (vanziniano), e l’agente spietato ma dal cuore grande giù (ma dov’è Owen Wilson quando serve???) e Tom Cruise con la panza finta (o forse no?), e la meta-trama nella trama, e il cinema che parla di cinema, emmammamia quanta roba. Troppa roba. Che ti ritrovi a pensare: son passati quattro minuti senza gag, ora toccherà ridere. E così finisce che non ridi. Persino il ritardato (Simple Jack) fa ridere solo nel meta-trailer, ma dal vivo nel teatrino dei musi gialli proprio per niente. Dal vivo fanno ridere solo le puzzette. Oh, forse è una critica al pubblico beota. Che difatti non lo capisce e non ride.
Visto da lui - Il parere di Giorgio
Tropic Thunder è un ottimo passatempo. E un passatempo più stratificato di quel che può sembrare. A livello zero è cinema demenziale che campa dei segni ormai codificati della comicità stilleriana (gag metatestuali, iconoclastia feroce e una certa, cammuffata vena anarchica). A livello uno è una satira elementare, ma non sciocca, della più grande industria delle vanità del mondo (l'intera filiera, dal marketing alle nevrosi d'attore). A livello due, e qui la cosa si fa solleticante, è un piacevole gioco cinefilo, in cui le citazioni si affastellano senza soluzione di continuità, da Platoon ad Apocalypse now, da Indiana Jones a Rambo, da Mission: Impossible III a Il cacciatore. E infine, a livello tre (anche se messa così sembra un parcheggio), è un esilarante gioco di maschere e cammuffamenti, puro slapstick (almeno tre attori recitano sotto protesi: Cruise, Nolte e Downey Jr.), in cui la volgarità è nobilitata dalla tecnica sopraffina (esattamente il marchio di fabbrica della Commedia dell'Arte).
I problemi comunque ci sono. E sono in parte dovuti all'edizione italiana (il doppiaggio affossa inevitabilmente il personaggio di Downey jr.), in parte dovuti alla volontà di dare una struttura diegetica al film (cioè di definire il braccio portante di una storia, come sempre accade nei film demenziali di Stiller). Il che, efficace o meno che sia il risultato (il film funziona senz'altro meglio nella prima mezz'ora, quando è più libero da gabbie narrative) è apprezzabile, specie in un periodo in cui le sale straripano di idiozie a bassissimo budget composte per accumulo di gag scollate (Disaster movie, Epic Movie, 3-ciento,...).
Applausi a scena aperta per il dialogo in cui il personaggio di Downey Jr. spiega perché Rain Man vale un Oscar e Mi chiamo Sam no.