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Cinema
Tengi e Giorgio discutono delle nuove uscite in salaspess



la locandina di

Visto da lei, visto da lui

L'ultimo eroe Marvel giunto in sala ha il volto di Robert Downey Jr. 'Iron Man' divide uomini e donne. Divertimento leggero o stupidaggine?
di Giorgio Viaro
12 MAGGIO 2008
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Don Cosciotte nasce sul mitico blog Pezzi d'ufficio, come identità segreta di un cosulente musicale (quelli che decidono che musica mettere nello spot degli assorbenti, per capirsi), aspirante critico pop, eno-gastronomico e cinematografico applicato alle scienze umane. Da allora, con l'accortezza della matrigna di Biancaneve, la temibile Tengi lo trascina ovunque. Senza scarpette.

Sapete, non è mica così male Iron Man. Per essere un film tratto da un fumetto Marvel ci si poteva aspettare ben di peggio (ve lo dice uno a cui non sono piaciuti Spiderman 1 e 2 e 3 né tutti gli X-MenDevilmen né Elektra ecc. ecc.). Quel che fa un po' ridere è che l'epilogo (Iron Man finisce a combattere contro un altro Iron Man più grosso e più cattivo) è lo stesso dell'ultimo Spiderman (Spiderman finisce a combattere contro un altro Spiderman più grosso e più cattivo e più nero) e del prossimo Hulk (Hulk combatte contro Abominion che è un Hulk più grosso e più cattivo e più nero e più brutto).
Questa gente mi fa impazzire: sono convinto che studino i piani di marketing utilizzando come target delle scimmie ubriache con un badile in mano.

P.S.: come vedrete, questa settimana Tengi si è portata appresso un nuovo interlocutore. Si chiama Don Cosciotte. Proprio così.

Visto da lui - Don Cosciotte

Attenzione: Questo film è in grado di rimpiazzare, in soli 126 minuti, tutti gli spot sul Denim after shave degli ultimi 50 anni.

Sono Tony Stark, sono un genio dell’ingegneria tutta, sono bello (di quel bello confortante che rassicura le donne e non scredita gli uomini), sono miliardario qualunque sia la valuta in cui mi valuti, sono sicuro di me e famoso e ho un pizzetto curatissimo. Non mi dilungherò sui fatti che mi hanno portato a sostituire (letteralmente) il mio cuore con un mini reattore nucleare e - visto che avanzavano dei pezzi - a costruire un’armatura robotica che indosso per difendere gli oppressi dalle armi di morte che l’azienda di cui sono amministratore delegato vende da un secolo a tutti i governi e terroristi (difficile cogliere la differenza) del globo terracqueo. Quello che voglio sottolineare è che la mia è una storia di vita. Vera. E porta con sé un insegnamento per tutti voi comuni mortali, frequentatori di cinemini d’essai. Volete assistere a un film che parli di politica internazionale (chiari riferimenti ai sistemi di guerriglia mujaheddin in Afghanistan), scienza (principi di cardiologia e robotica vol.1 e 2), economia aziendale mista a redenzione (riqualificazione dell’azienda di famiglia in direzione eco-sostenibile), amore (Gwyneth Paltrow mi ha toccato il cuore e gli ha cambiato anche un fusibile), il tutto condito da un perenne conflitto interiore fatto di vendetta e compassione? Beh…quel film è Iron Man. Se cercate il libro, s’intitola: La Bibbia. E se Dio avesse un’armatura rosso fuoco (per di più con inserti dorati) nel mondo - ne sono certo - ci sarebbero meno ingiustizie.

Visto da lei - Tengi

Che nervi. Sono andata a vedere la storia di un supereroe ricco. Cioè, anziché un ragazzino brufoloso o un impiegato di banca mi è toccato sorbirmi le vicende di un miliardario con villa pensile, ambienti radiocomandati e catasta d’auto d’epoca in garage. Si aggiunga la sterile polemica politica, l’infeltrita trama che aggroviglia Bene e Male e che fa sì che nessuno possa avere un’opinione precisa al riguardo (o comunque possa dire male delle scelte governative USA). E si sorvoli pure sulla battuta di peggior cattivo gusto dell'anno («tanto dite sempre che si tratta di un’esercitazione»), tocco di autocritica trash che può far ridere solo i tacchini a stelle e strisce. Ce ne sarebbe abbastanza. Ma c’è di più: l’incredibile conversione morale alla causa del bene, la storia d’amore che non sfoga, il cattivo annientato su due piedi in un baluginare accecante di luce blu solo perché Lei ha schiacciato un pulsante rosso (e basta con ‘sti pulsanti rossi emergency!). Insomma: trama fuori controllo, confusione, mazzate a iosa e tanta tanta tecnologia. Si salva come al solito la spettacolarità delle scene, musicate da un continuo e avvincente clangore di ferraglia, e gli scorci futuristi di armature alla Boccioni.
Che dire. Ho resistito solo perché mi sono persa a contemplare la lucetta bianca che sprizzava dal meraviglioso petto di Robert Downey Jr. Il pizzetto disegnato a china era eccessivo, sì. Ma lui è sempre lui.


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Nella foto: la locandina di "Iron Man"



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