Non girava un film da 18 anni, «l’ultimo è stato Tempo di uccidere, tratto da un romanzo di Ennio Flaiano», racconta il regista Giuliano Montaldo. «Trovare la location giusta non è stato facile: ho fatto sopralluoghi in Etiopia, ma a causa della guerriglia è stato impossibile girare lì; poi in Kenya, ma ho rinunciato a causa dei costi di produzione eccessivi. Così il film è stato girato in Zimbawe. Come programmare un film a Stoccolma e poi girarlo a Marrakech». Gli era andata peggio negli anni ’60 con Tiro al piccione, il suo primo film da regista – la carriera di Montaldo è iniziata nel 1951 come attore nel film Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani - «ho raccontato la storia di un giovane, cresciuto nell’epoca fascista, che aveva scelto di aderire alla repubblica di Salò. Ma quel film fece incazzare tutti, sia a destra che a sinistra».
Oggi Montaldo torna con I demoni di San Pietroburgo, che racconta la vita e i romanzi dello scrittore Fëdor Michajlovic Dostoevskij e che uscirà a Genova giovedì 24 aprile al cinema Ariston, presente il regista. «Avevamo pensato di farlo uscire alcune settimane fa, ma c’erano le elezioni e il pensiero di vedere le locandine del film affiancate alla faccia di Berlusconi e compagnia bella mi ha convinto a posticipare».
La storia si svolge nel 1860. Un attentato provoca la morte di un membro della famiglia imperiale. Pochi giorni dopo Dostojevskij (Miki Manojlovic) scopre che un gruppo terroristico sta preparando un piano per eliminare un altro parente dello Zar. Il giovane gli rivela anche l’indirizzo di Aleksandra (Anita Caprioli), il capo dei terroristi. Dostojevskij deve trovarla e fermarla. Lo scrittore è sconvolto: sta vivendo giorni terribili, pressato dai creditori, dall’imminente scadenza del termine di consegna di un nuovo libro, dai frequenti attacchi di epilessia. Di giorno, con l’aiuto di una giovane stenografa, Anna Grigorjevna (Carolina Crescentini), cerca di portare a termine lo scritto. Di notte continua l’affannosa ricerca del gruppo terroristico.
«La trama non è tratta da un romanzo di Dostojevskij: è il libro mai scritto della sua passione politica e della ricerca della ragioni che muovono gli esseri umani», spiega ancora Montaldo, che continua: «mi sono appassionato a lui e alla sua vita avventurosa. Spero che questo film risvegli nel pubblico la voglia di leggere le sue opere».
Il lungometraggio è stato girato fra Torino e San Pietroburgo: «due città unite da un vero e proprio matrimonio urbanistico. Se ci si perde tra le strade della città russa si ha la sensazione di trovarsi nel capoluogo piemontese». Gli interpreti del film sono attori giovani e promettenti. Carolina Crescentini è molto amata dai teenager italiani: «l’ho vista crescere al Centro Sperimentale di Cinematografia. È una ragazza piena di interessi e di curiosità. Ho sentito che era l’attrice giusta per il mio film». Montaldo ha scelto Miki Manojlovic (già protagonista di Irina Palm di Sam Garbarski e di tre film diretti da Emir Kusturica) per il ruolo di Dostojevskij: «volevo un attore che conoscesse il teatro e il cinema russi. Quando è arrivato sul set, Miki aveva un aspetto trasandato. L’ho lasciato al trucco e, quando l’ho rivisto, mi ha rivolto uno sguardo così dolente che ho rivisto in lui lo spirito del grande scrittore».
Ma per Montaldo non è così semplice fare film: «il mio problema è che non so sedurre i produttori», scherza, «Sergio Leone invece era bravissimo: lui raccontava i suoi film imitando gli spari e schioccando la lingua per riprodurre la corsa dei cavalli. Io, invece, quando ho presentato ad un produttore il mio film Sacco e Vanzetti, mi sono sentito rispondere: “ma parla di una società import-export?”. Per fortuna sono riuscito a convincere un produttore ebreo, che dopo essere scappato in America, aveva imparato l’inglese leggendo le lettere scritte dai due italiani».
Montaldo è ironico anche quando racconta di quella volta che il suo meccanico di fiducia ha esordito: “dottò, ieri notte, dalle 2 alle 4, ho visto in tv il suo film Giordano Bruno: mi è piaciuto molto!”. E Montaldo commenta: «meno male che i miei film vengono trasmessi a quell’ora. Così la scena di Bruno messo al rogo non viene interrotta dallo stop dei “10 rotoli di morbidezza”».
Giovedì 24 aprile Montaldo torna nella sua adorata Genova: «non la scelgo come set per pudore: la amo troppo e il mio sguardo non sarebbe obiettivo». E poi regala un ricordo d’infanzia: «da bambino mi affacciavo al muraglione di corso Aurelio Saffi per vedere le navi in partenza. Andavano a Livorno, ma io immaginavo che fossero dirette in Cina». A Genova Montaldo ha ancora i parenti più cari: «c’è mia sorella Ines, che adoro. E poi i miei nipoti. Uno di loro, ha da poco scritto un libro sulla storia del musicista Alessandro Stradella, che nel 1682 venne ucciso in piazza Banchi da due sicari».