Ha suscitato accalorati dibattiti questo piccolo cult indipendente, che reca nome Juno come la sua protagonista. Scritto da Diablo Cody, ex spogliarellista e telefonista erotica che con questo script si è portata a casa un Oscar, è la storia di una sedicenne piccola e arruffata che si ritrova incinta dopo un "esperimento" azzardato con l'amico del cuore. Visto che ci troviamo ai margini di una campagna elettorale, e visto che Juno - dopo una fugace visita in una clinica privata - decide di tenersi il bimbo, si sono alzati i vessilli di quanti hanno voluto fare del film un manifesto anti-abortista. Ne è venuto fuori, tra le altre cose, un reiterato botta e risposta tra Giuliano Ferrara e la giornalista di Repubblica Natalia Aspesi. Mi sembra che non ci abbia azzeccato nessuno dei due. Perchè se da un lato è assurdo asserire che il film affronti il problema in modo neutrale (alla matrigna che le chiede se ha considerato l'ipotesi di abortire, Juno replica «Non ce l'ho fatta» con il cruccio di chi ha affrontato una questione morale di un certo peso e ha preso la sua decisione...), è anche assurdo fotografare il film come un manifesto politico.
Juno è un film leggerissimo e vitale, spiritoso con misura e buon gusto, cinefilo e ottimista. In questa prospettiva la scelta della protagonista è parte di una visione del mondo molto più ampia, che cattura e assorbe, conquistando sia il cuore del cinefilo scafato che dello spettatore più acerbo. Uno spot per la vita a 360°, quanto di più lontano da beghe e cartellonistica elettorale vi possa venire in mente. Juno non è "contro" nessuno e niente. Nemmeno contro l'aborto: la sua è una scelta privata. Ha solo voglia di buon cinema, buona musica e di liquirizia alla fragola. Magari di cadere in amore. E, dico io: chi non ne ha?
E qui lascio la parola a Tengi...
Visto da Tengi
Voglio dire, chissenefrega se Juno non rappresenta la tipica adolescente. Se è troppo sveglia, decisa, se parla come un blog stampato (blogger è la sceneggiatrice). Chissenefrega se non ci possiamo riconoscere in lei perché noi alla sua età eravamo mille volte più sfigati. Chissenefrega se i suoi genitori sono lontani anni luce dai nostri. Così comprensivi, sereni, amici. Chissenefrega se la loro reazione a ciò che accade alla figlia non ci appare verosimile. Che quasi ci sentiamo male a pensare cosa sarebbe successo se il disastro fosse capitato a casa nostra. E chissenefrega se il film dipinge solo la perfezione di una situazione imperfetta. Chissenefrega, perché in questo film c’è comunque abbastanza. C’è gioia. E calore. C’è uno sguardo limpido e speranzoso. C’è uno spirito che forse ci è mancato. C’è un pizzico di nostalgia. Non c’è paura. C’è l’indistruttibile giovinezza. C’è il passare delle stagioni. C’è la vita come un giro di campo. Ci sono mille giri di campo da correre prima di essere pronti per la vita. C’è la naturalezza delle scelte. Ci sono le scelte che non possono che essere condivise. C’è la determinazione. Ci sono sogni acerbi e sogni forse troppo maturi. C’è il “troppo presto” e il “troppo tardi”. C’è una fiducia nella vita che è quasi una “fede”. C’è la fronte spianata. C’è finalmente sollievo. Non c’è giudizio né retorica. C’è un tocco leggero sul cuore. C’è un lieto fine che magicamente non sa di “finto”. Forse c’è una lacrimuccia. C’è la certezza che niente, in fondo, è un dramma. C’è il conforto che dà questa certezza. C’è un pubblico che rumoreggia, ad ogni risata più sollevato. E sai che c’è? C’è che ne avevamo proprio bisogno.