Affezionatissimi, barra, affezionatissime.
Credevate fossi io il pedante maschilista qui? Spero ora vi ricrederete. Causa mole impegni non più gestibile, cedo il mio status di "Lui" ad un altro blogger piuttosto quotato, noto come il Coniglione, alias il Non-Figo (lo vedete in foto qui sopra). La sua cifra stilistica è nella tendenza a raccontare con toni piuttosto crudi le proprie scorribande sessuali. Diciamo che mentelocale sta per toccare il punto più politicamente scorretto della sua lunga, pacifica esistenza. By the way. Leggete qui sotto, spiluccate il suo blog, e ditemi voi. Il lettore è sovrano. Io lo trovo divertentissimo, ma, si sa, il senso dell'umorismo è come il pollice della mano destra: ognuno ha il suo.
Visto da Lei - pezzidufficio.blogspot.com
E tu, Uomo, tornerai a casa sollevato e consapevole della necessaria bontà del tuo essere ligio ai comandamenti. Rispettoso dei genitori e prodigo coi fratelli. Irreprensibile col fisco. Astemio, onesto e pulito. Su di Te aleggi sempre il tremendo monito del dramma cui hai or ora assistito.
La trama incatena una serie inarrestabile di eventi, attraverso un continuo riavvolgere il nastro e srotolarne ogni volta un pezzetto in più. Come quando si tiravano giù i testi delle canzoni dalle musicassette - play, stop, rewind, play -, la pellicola va infine a scrivere il tragico epilogo che tutti si aspettano: il sangue chiama sempre altro sangue e, come in ogni tragedia, la giustizia si compie solo attraverso la vendetta privata. Non c’è sviluppo, non c’è futuro. Il tutto avviene in famiglia, in un universo chiuso e autoreferenziale, dove il male si alimenta di sentimenti limacciosi, di piccoli grandi rancori («sei sicuro che io sia tuo figlio?»): il brutto anatroccolo che rifiuta l’esempio paterno e cerca una via di riscatto, sentendosi figlio rinnegato, è il motore della vicenda.
Il cast è straordinario, non servono parole evocative. Le emozioni risiedono nei piccoli gesti: padre e figlio seduti sulla panca - le due facce della medaglia -, il viso del fratello scapestrato che suda terrore, vittima del suo essere stolido e manovrabile, la distruzione degli oggetti e dell’ordine di un matrimonio, la mascella cadente e lo stupore del padre, i suoi occhi stralunati e feroci. Monolitico, immutabile, scolpito nella roccia. (Tengi)
Visto da Lui - coniglione.iobloggo.com
Può andare sempre peggio nella vita? Se sei uno dei personaggi di "Onora il padre e la madre" sì.
Sei ciccione e bassotto. E già lì. Però c’hai una moglie gnocca e te la monti con piacere. Ma solo in Brasile. Quando sei in patria c’ha la frittola secca come un foglio di carta vetrata.
C’hai un bel lavoro. Una bella casa e la TV al plasmon. Ma imbrogli i libri contabili e niente niente ti beccano.
Vorresti scappare in Brasile con la consorte frigida, così che il clima equatoriale le riscaldi la passera. Ma con che soldi?
Tuo fratello invece è magro. E divorziato. Sarà che manda la figlia alla scuola privata. Sarà che state tutto il giorno al bar a bere aperitivi. Insomma tuo fratello non c’ha un dollaro a ribaltarlo.
Allora organizzate una rapina e sempre il fratello arruola uno sbandato che si fa sparare e spara pure alla vecchia nella gioielleria. La quale vecchia, fatalità, è la tu mamma. Anche perchè il gioielliere è il tu babbo.
E la tua bella moglie? Ovvio, ogni giorno si tromba il di cui sopra fratello. E via.
Il tutto finisce pure male. Ma proprio male...
E' un male stupido, inevitabile, cieco quello che pervade la vita dei personaggi. E l'occhio del regista è freddo e disincantanto, rassegnato, superiore rispetto alle vicende umane.
Il film è un paccone (Non è vero. N.d.R.). Pesante. Senza scampo. Scorre per due ore come un gatto appeso ai maroni per prendere forma alla fine. Niente colpi di scena eh, gira che gira va sempre peggio, ma ormai te lo aspetti. Tutti sono sconfitti, dal primo all'ultimo: per quanto tu possa essere sfigato, rispetto ai personaggi sei un signore. E appena partono i titoli di coda ti senti subito più leggero. (Coniglione)