Il dado è tratto. All'alba del quarto tenzone critico, finalmente io e
Tengi siamo totalmente, ferocemente, irreparabilmente in disaccordo.
Il film è
Caos Calmo, dramma borghese con
Nanni Moretti. E questo è quel che ne pensiamo...
Visto da lei
Quale migliore attore di Nanni Moretti per (non) rappresentare il dolore? La buona scusa che si offre al protagonista per perdonargli l'assoluta mancanza di espressività è già nel titolo. Là dove un altro attore si sarebbe sentito in dovere di fare una qualunque cosa (un motto del sopracciglio? uno sguardo?) ecco che lui, complice il senso stesso del film, non fa assolutamente nulla. Moretti è Moretti. Tra l'insulso e il basito quando tace, finto e didascalico quando dialoga, maestro di intellettuale ironia e stupore a mani giunte.
O lo si ama o lo si odia. La platea di sabato, ad esempio, lo adorava. Tanto che in sala si sentivano solo le risate di chi un po' si divertiva e un po' voleva far capire a Nanni di aver capito. Mi chiedo allora che cosa rimanga, tolto Moretti che fa sé stesso, la Golino, che sembra che abbia una rana in bocca, le scene inutili come la coppia che scoppia e i francesi tartaglioni sul Canal Grande, tolto (ma a malincuore)
Alessandro Gassmann, vittima innocente della sua stessa bellezza e vittima colpevole del recitar "piacione". Rimane una trama alla "anche i ricchi piangono", e una intensità che forse è rimasta tra le righe (del libro). Rimane, tenero e disperato, l'anti-eroe
Silvio Orlando (avercene, di capi del personale così!). Rimane purtroppo
la famigerata scena di sesso, funzionale al nulla, davvero, se non alla curiosità di vedere come se la cava Moretti nel calar le brache (non male).
Questo film è patrocinato dal Ministero della Cultura. Posso sapere perché?
Visto da lui
È finanziato dal Ministero della Cultura, cara Tengi, insieme ad opere ben più disdicevoli (come
Cardiofitness,
Cemento armato o l'inqualificabile
L'ora di punta, passato persino a Venezia, solo per dirne alcuni), perché tratto da un romanzo importante, che ha vinto il
Premio Strega. Perché confezionato (prodotto, sceneggiato e interpretato) dall'autore italiano che attualmente gode di maggior credibilità all'estero (Moretti). E, non ultimo, perché esemplare raro, in una cinematografia solitamente incollata a storielle misere, divise tra la fiction bonaria e paratelevisiva (
Cristina Comencini e
Paolo Virzì tanto per far due nomi quotati) e l'autorialità accigliata, barbosa e ben più arrogante (
Vincenzo Marra e
Paolo Franchi, tanto per farne altri due). E tacciamo ovviamente delle miserie di
cineMoccia e
cinepanettoni vari. Invece Moretti, qui fotografato dall'occhio neutro e dalla regia invisibile di
Antonello Grimaldi (regista davvero da poco, su questo non v'è dubbio), si carica in spalla il progetto e lo svolge con misura, buon gusto, lampi di ironia che strappano la risata, e pulsante umanità. Invitando alla quiete, all'uso dello sguardo e al rifiuto dell'abuso di pensiero (e razionalità). Raccontando che in un mondo fatto di gente che corre a rotta di collo e di serenità, inseguendo i propri fantasmi, sedersi può essere il modo migliore per attirare l'attenzione. E ricomporre la propria vita.
Una magnifica elegia dell'inazione, che degnamente ci rappresenta al Festival di Berlino in svolgimento in questi giorni.
PS: quasi dimenticavo. La tanto attesa scena bollente è talmente "vera" e "intima" da essere quasi imbarazzante. Cosa che
con il sesso al cinema non capita praticamente mai.