Siamo in piazza Posta Vecchia, in un tranquillo sabato pomeriggio. La gente comincia ad uscire di casa: l'ora della "siesta" è da poco terminata, e i negozi hanno appena sollevato le loro saracinesche. Nella piazzetta, dicevamo, qualcuno è già all'opera all'interno del suo laboratorio. È
Roberto Piu, giovane restauratore di mobili e di oggetti di design, che si appresta oggi a dare la cera sul mobiletto che qualche signora del centro storico gli ha consegnato perché lui lo riportasse a nuova vita.
Non può stringermi la mano, Roberto, ma non importa: io già osservo tutti gli strani oggetti che strabordano in quello spazio piccolo ma attraente.
Lui mi spiega che sono i
mobili del 900 ad interessarlo maggiormente, anche se la sua passione sono le lampade. Infatti noto che ce ne sono tante sugli scaffali di legno. Mi spiega anche che tutto ciò che vedo non è antiquariato, ma
design e design popolare: molti degli oggetti li ha recuperati lui stesso
sulle spiagge o nelle discariche. Poi ha rimesso tutto a nuovo.
«Queste poltrone degli anni '50 le ho trovate in frantumi, e questo "mobile di servizio" - quello tipico bianco usato dai medici negli ospedali - viene dal Gaslini: è la massima espressione di architettura modernista degli anni '40».
L'interesse di Roberto per la "discarica di avanguardia" lo ha portato alla collaborazione con
Discaricart, che con lui organizza mostre nella
Smart Gallery. «La Galleria si trova proprio sotto i nostri piedi», dice Roberto, che mi ci accompagna. Scopro così che al piano inferiore del laboratorio c'è una piccola grotta, che il gruppo di artisti utilizza da qualche mese come
sede di esposizioni dedicati agli oggetti recuperati, ma anche a quelli che Roberto definisce gli
artisti da spazzatura: «coloro che sono stati rifiutati dal circuito dell'arte o che per primi lo rifiutano».
«La
Smart Gallery riaprirà ad ottobre. Ora mi occupo del mio laboratorio e della mostra che Discaricart sta preparando alla
Stanza della Poesia di piazza Matteotti e che sarà
dedicata al rifiuto».
Torniamo in superficie e mi guardo ancora un po' attorno: c'è un tavolino
Decò degli anni '20, e ancora una poltrona italiana risalente agli stessi anni: «ho rifatto la tela, la vendo a 1000 Euro». Difficile non notare, poi, lo strano oggetto di legno appoggiato su un mobiletto e già pronto per essere venduto: «è un trono da capo villaggio della tribù
Ashanti. L'ho trovato in un mercatino e mi piace molto... ». Rappresenta l'accoppiamento tra uomo e animale, simbolo di fertilità. 600 Euro.
Ma ci sono anche
oggetti molto più economici, come una radio degli anni '60: giovane, allegra e funzionante. E ancora, lampade di ogni foggia altrettanto colorate.
Nella foto: il laboratorio di piazza Posta Vecchia