Dice che digitando "campionato mondiale" su Google, subito dopo il calcio, viene fuori il Pesto World Championship. Avete capito bene, torneo mondiale di pesto al mortaio - organizzato dall'associazione Palatifini - che il 20 marzo 2010 si svolgerà per la terza volta a Genova, Palazzo Ducale.
A parte che la storia di Google è vera, provata in prima persona, questa manifestazione è una specie di miracolo mediatico-promozionale per la salsa genovese, e per la Liguria. «Per pagare l'equivalente in pubblicità ci vorrebbe qualche milione di euro», dice il Presidente della Camera di Commercio di Genova Paolo Odone. Ma è anche un formidabile evento ludico, e può essere persino considerato un happening sportivo. Dice che anche Radio Patagonia ha intervistato gli organizzatori del Championship, e che forse faranno un evento sul basilico nelle terre in cui scorrazzava Chatwin.
Intanto, da oggi - giovedì 3 dicembre 2009 - sono aperte le iscrizioni per la gara del 20 marzo. 100 i partecipanti, di cui 50 liguri, 30 italiani e 20 stranieri. I vincitori delle eliminatorie sono già qualificati. Come la signora Alda De Prati, la cui famiglia è emigrata in Ecuador tanti anni fa dalla Liguria, che ha vinto la sua gara. In primavera a Genova ci sarà anche un testimonial d'eccezione - Bruno Pizzul - che dopo aver commentato i mondiali calcistici, passa a quello del pesto.
Tutto è nato per gioco, come spesso capita, e poi è scoppiato il fenomeno. Centinaia di partecipanti hanno imbracciato pestello e mortaio. Le due prime edizioni - a cadenza biennale - sono state contornate da decine di eliminatorie in tutto il mondo. L'ultima edizione è stata vinta da un aiuto cuoco americano, il ventiduenne James Bowien, che lavora in un ristorante di specialità liguri a San Francisco. Ma sono arrivati persino da Tokyo per pestare il basilico.
Il terzo Campionato Mondiale di Pesto al mortaio presenta alcune novità, come il workshop internazionale Cucine mediterranee al mortaio, che si svolgerà venerdì 19 marzo 2010 alla Commenda di Prè. Chef provenienti da paesi delle varie sponde del mare nostrum verranno ad illustrare i piatti delle rispettive tradizioni preparati al mortaio. «Noi genovesi non siamo gli unici ad usare il mortaio in cucina, ma l'unico pesto è quello genovese, infatti le specialità straniere hanno altri nomi», dice Sara Di Paolo, vicepresidente di Palatifini. Eppure oggi, nel mercato globale, succede un po' di tutto con i nomi e i prodotti: «ho trovato persino una salsa di pomodori secchi fatti in California che si chiamava pesto», dice Roberto Panizzi, presidente dell'associazione. Poi vallo a dire a un texano che il pesto è un'altra cosa: «basta pensare che secondo l'80% degli americani la pizza è stata inventata negli Stati Uniti da Pizza Hut». La sensibilizzazione ha un ruolo fondamentale in questo. E una cosa è certa: chi partecipa al mondiale del pesto almeno impara che è una sala verde fatta col basilico. Poi che ci vanno i pinoli, l'aglio, il formaggio, l'olio extravergine.
Altra new entry: le visite guidate a tema. Per l'occasione è già stato intavolato un accordo con Palazzo Spinola di Pellicceria, per visite guidate nella dimora secentesca, dove la cucina verrà allestita con gli ingredienti del pesto. Infine, in molti ristoranti di Genova nel periodo del campionato proporranno menù speciali a prezzo fisso sul tema del pesto. Sabato 20 marzo, a fianco della gara senior, si svolgerà anche una competizione per bambini (Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale). Verrà inoltre allestita una mostra dal titolo Manualità e tecnologia, con gli antichi mortai delle famiglie genovesi, fino ai più moderni, e un braccio meccanico prodotto a Genova. A questo proposito è ancora Paolo Odone a fornire un dato: «da Massa Carrara (centro della produzione di marmo, di cui sono fatti i mortai ndr) ci informano che è aumentata la vendita di mortai».