Campeggio in Corsica. Finisce che fai amicizia con i vicini di tenda. Loro: "ah, siete di Genova, che bella! E poi mangiare il pesce è una delle nostre passioni". A me, come una specie di riflesso condizionato, viene in mente la Rina, ristorante famoso per aver servito Pertini tra gli altri, e per questa arzilla oste, a scià Rina, che insieme a Maria ha rappresentato il simbolo dell'osteria genovese onesta, sincera, senza fronzoli, dove si mangia come si deve. Ma a scià Rina, come Maria, non c'è più, e il locale è stato rilevato da persone di origine cinese. Non glielo consiglio. Mentre penso il mio nuovo amico campeggiatore dice: "sì certo, siamo stati dalla Rina di recente. Non è che ci siamo trovati male. È che ora ci sono dei cinesi". Ecco, appunto.
Vado alla Festa Democratica Nazionale. E invece di imbibinarmi come al solito di stinco al ristorante romagnolo, o prendere una frittura di pesce al "Profumo di mare" di turno, decido di andare al ristorante argentino, una novità. Sì, una bella grigliata: salsiccia, asado, una bottiglia di Malbec. Bandiere biancazzurre e la faccia di Maradona sventolano ovunque (per quanto possono, in una serata che più maccaiosa non si può). Mega bracieri all'entrata, servizio un po' inventato. E vabbè. Pochi giorni dopo mi chiama un amico imbufalito. È argentino. Mi dice: "sai che sono andato al ristorante argentino alla Festa Democratica?". Rispondo quasi entusiasta: "anch'io". E lui: "peccato che di argentini non ce n'è, son tutti venezuelani! Con i cappelli da cow boy e il merengue di sottofondo. Ma dai, non è mica giusto". Non oso dirgli che, nella mia ignoranza, mi ero persino trovato bene.
Il rapporto tra cucina e cultura è molto delicato. Molto più che in altri campi, la garanzia di autenticità, di origini salde e radicate, fa presa sulla psiche. Però. Se è vero che "i ravioli come li faceva mia nonna, nessuno al mondo", ci mancherebbe, non mancano gli esempi contrari, in cui qualcuno si fa testimone di una cucina/cultura diversa dalla sua, e magari non lo fa male.
Eppure, il cuoco cinese dalla Rina mi fa un certo effetto, il cuoco venezuelano che prepara piatti argentini meno. Il mio amico Cito, che spilla - benissimo - birre irlandesi nel suo pub di Genova (non è la stessa cosa, ma è per capire), mi sembra la cosa più normale del mondo. Il nostro punto di vista, a volte, ci rende un po' etnocentrici. Oppure no. Forse è meglio che ognuno si faccia portavoce della propria cultura - e solo di quella - anche in cucina?