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Ristoranti & Locali
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Da Maria, foto di Maria

Ciao Maria

Per oltre 50 anni ha dato da mangiare a tutti: operai, impiegati, Nobel, affamati. L'oste più amata di Genova non c'è più. Aveva 85 anni
di Giulio Nepi
17 FEBBRAIO 2001
Mercoledì 8 ottobre 2008
È morta ieri, all'età di 85 anni, Maria Manté, proprietaria storica dell'osteria Da Maria. Una vera istituzione in città, una delle poche perle sopravvissute al passare del tempo senza mai perdere l'anima.
In tanti hanno già detto cosa rendeva Maria, e la sua osteria, una cosa speciale: l'ospitalità, la semplicità, l'onestà, la gentilezza, il 'Minestrone buonissimo di Maria' (così recitava il menù), quell'atmosfera trasandata, il fatto che per molti ha significato semplicemente 'casa'. E molto altro.
Giuio Nepi ha intervistato Maria per mentelocale.it tanti anni fa, prima che diventasse famosa persino in Francia, grazie ad un reportage su Le Monde.
Di tempo ne è passato, ma pensiamo che riportarvi le sue parole sia il miglior modo per farvi capire che persona era.
Ciao Maria

Mandate all'indirizzo redazione@mentelocale.it testimonianze e foto di Maria e del suo ristorante. Condividere i vostri ricordi sarà un modo per ricordarla.

"Da Maria, cucina casalinga". Persino la scritta al neon è genovese: sobria e defilata. Come a dire "io ci sono, ve l'ho detto, poi fate un po' quello che volete".
Sono un grande fan di Maria.
Mi ha salvato dal frigo vuoto diverse domeniche.
È una delle tappe obbligate a cui costringo gli amici che vengono da fuori. Un pranzo qui, al pari di un disco di De Andrè o di un giro nei caruggi, permette di cogliere l'anima della città.

Maria Manté mi accoglie da dietro il bancone.
Mi presento. È molto disponibile e - come sempre - gentilissima e sorridente.
Quando parla mi sembra di tornare indietro nel tempo. È proprio il modo di rapportarsi che è diverso da quello della mia generazione, e non solo perché usa parole desuete come "giovanotto" o "perbene". Piuttosto perché riemerge un mondo che non c'è più. Quando Maria mi parla dei suoi figli ci tiene a precisare - nell'ordine - che hanno lavorato nel ristorante, che sono andati a scuola e che si sono sposati. Lo dice con semplicità, come se fosse un dovere: lavoro, istruzione e famiglia.

Maria, quando ha iniziato?
«Ho aperto il ristorante il 4 maggio del 1946».

Altri tempi...
«Uh, sì. Fanno ormai cinquantacinque anni. Era dopo la guerra, la gente era un po' diversa, gente semplice, molti operai. Gli impiegati erano più rari, gli stranieri un'occasione. Adesso invece ce sono di più, metà e metà direi. Gli stranieri tutti i giorni. Ma vengono anche un sacco di persone perbene. È venuto il Sindaco, sono venuti Dario Fo e Franca Rame».

Come trova la città di oggi?
«Molto cambiata. E in meglio. Io sono contenta, non capisco quelli che si lamentano».

Qual è il segreto di questa longevità? Perché "da Maria" è diventata un'istituzione cittadina?
«Perché è un posto pacifico e tranquillo. Perché è concorrenziale e poi perché ci tengo a fare bene da mangiare. Non sono una di quelle del tipo "caccia e sperindio". Nossignore, ho sempre cucinato personalmente. Lo ritengo un dovere, oltre che una passione. Sono contenta della soddisfazione della gente, che scende sorridendo e mi ringrazia, "grazie, grazie Maria". E tutti mi dicono "Maria non cambiare, ormai ci sei solo tu, questi locali stanno sparendo". E io non cambio, non ho mai cambiato niente. Un po' perché non potevo, un po' perché non voglio».

In tutti questi anni, ci sono degli aneddoti da raccontare?
«Mah, qualche anno fa - lei forse non se lo ricorda perché è giovane - ogni tanto ammazzavano qualcuno sul Fasce. Ad un certo punto viene arrestato uno. Il meschinetto si difende dicendo che lui alle cinque era a mangiare qui. Non è che c'è tanta gente alle cinque, di sicuro me ne sarei ricordata... e quindi arrivano i carabinieri, mi portano in questura, "signora, non si spaventi, è solo per una testimonianza".
E mi fanno vedere tante foto. Gli dicevo a questi signori, "ma io non riconosco nessuno". Sa, tutte le facce del ristorante... Allora mi portano davanti questo poveretto. E l'ho riconosciuto. Era davvero a mangiare da me.
Sapesse quanto mi ha ringraziata!»

Maria a questo punto mi congeda. Si riallaccia il grembiule e mi sorride.
Deve scappare a fare la pasqualina...

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