Mosca, mercoledì 23 ottobre 2002, Teatro Dubrovka. Ricordate il commando di indipendentisti ceceni che sequestra settecento spettatori e parte della troupe, minacciando di farsi esplodere insieme con gli ostaggi? Una tragica, normale, vicenda di cronaca.
Ma, soprattutto,
un'immagine: quella delle donne kamikaze immobili, accasciate nei loro sudari neri sulle poltrone del teatro, uccise durante l'irruzione dei corpi speciali dell'esercito russo da un gas del quale le autorità non hanno voluto svelare la composizione.
Genova,
sabato 10 maggio 2003, Villa Croce. Quell'immagine diventa oggetto della riflessione di un artista genovese,
Cesare Viel (
foto in basso). Viel rilegge il fotogramma, che ormai è diventato una delle tante icone della società dello spettacolo globale, lo ridisegna attraverso una pérformance,
Operazione bufera, in programma
alle ore 17.30 al Museo di Arte Contemporanea.
«Per questa performance ho ricostruito lo scenario di un teatro, con le classiche poltroncine rosse» spiega Cesare, «su una di queste poltrone ci sarò io, accasciato, immobile, inquadrato da un occhio di bue». Otto minuti per riprodurre il rigor mortis e il fermo immagine televisivo. «Sarà come se mimassi la foto. Nel frattempo un audio pre-registrato, realizzato con
Alberto Debenedetti, racconterà la vicenda da diversi punti di vista: quelli di una donna e di un uomo ceceni, quello di una vittima, quello di un membro del commando, quello di uno spettatore. Sarà sempre la mia voce, ma interpreterà diversi stati d'animo.
All'immobilità fisica si contrapporrà l'azione sonora». Tra una battuta e l'altra ci saranno alcuni interventi rumoristici: quello di una palla che sbatte, un tamburo, ma niente musiche. «
Questi interventi devono creare una tensione. Voglio che l'audio invada il pubblico, lo colpisca, lo infastidisca. Per questo il volume sarà tenuto molto alto».
In questo modo Viel ci restituisce un aspetto che il bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti quotidianamente ci sottrae: quello emotivo. Sommersi come siamo da sollecitazioni visive spettacolari, finiamo con l'esserne quasi assuefatti,
non riusciamo più a riflettere sul vero significato dell'immagine, sul senso della notizia. «Mi interessa far emergere l'uso sensazionale e ambiguo che i media fanno delle immagini. E non me ne tiro fuori: anche io faccio un lavoro ambiguo, per evidenziare il punto critico. È un
processo di mimesi della notizia attraverso le modalità dell'arte». Quello dell'artista diventa un compito complicato ma essenziale, in bilico sul crinale tra realtà e sensazionalità: «Si tratta di ricontestualizzare il linguaggio dei media riposizionandolo sul piano della coscienza e dell'emozione.
L'arte deve restituire un peso specifico a quelle immagini che altrimenti ci passano sopra».
Per questo Viel è impegnato in un'indagine sul rapporto tra parola-didascalia e immagine: «Sto costruendo un
Diario contemporaneo, nel quale recupero dai giornali le foto più emblematiche e le riscrivo». Il termine non è usato a caso. «Il procedimento di riscrittura consiste nel riprodurre con un pennarello la foto, operando magari dei montaggi. Quindi, utilizzando lo stesso pennarello, passo alla didascalia, intervenendo sui
progressivi slittamenti di senso che questa dà dell'immagine. La didascalia è "mimata": può essere un giudizio, una citazione di Virginia Woolf, i versi della Dickinson. Lavoro per evocazioni, ma c'è sempre un'attinenza con la foto». Esiste una riscrittura anche dell'immagine delle donne cecene del Teatro Dubrovka (
foto in alto), ma non ci saranno disegni esposti a Villa Croce: «Mi limiterò alla pérformance. I disegni, che fanno riferimento alle Twin Towers, alla Guerra del Golfo, alla Sars e al Festival di Sanremo, con
Pippo Baudo e Sharon Stone saranno in mostra a Bolzano, al Museion. In quell'occasione, il 6 giugno, replicherò
Operazione bufera al Teatro Carambolage».