Luca Vitone è un artista genovese che ha improntato la sua ricerca sull'indagine dei luoghi, dello spazio e della città.
Giovedì 30 gennaio sarà a Roma, alla
Galleria Primo Piano (in via Panisperna 204) per inaugurare la sua nuova mostra,
Note di strada.
«Si tratta di una serie di foto in bianco e nero che ritraggono musicisti di strada ritratti tra il 2000 e il 2001 in giro per il mondo».
Che attinenza hanno i musicisti di strada con la tua ricerca sui luoghi?
«Fanno parte anche loro della partitura della città, i loro suoni si compongono con i rumori della metropoli e ne formano la colonna sonora. E poi mi interessava il contrasto tra l'idea dell'artista libero che suona per tutti e quella di qualcuno che ci disturba con l'interpretazione banalizzante della musica, con il motivetto suonato nelle orecchie del passante distratto».
Non è la prima volta che la musica entra nei tuoi lavori...
«No. Mi sono trovato spesso ad avere a che fare con la musica, fin dagli anni '80. Nel 1998 per
Subway, un progetto alla Metropolitana di Milano, ho creato un "non palco" all'uscita della metro della Stazione Centrale. Si trattava di uno spazio circolare in un prato, dove i musicisti potessero suonare liberamente. C'era anche una scritta di John Cage: "si può pensare un pezzo musicale come rappresentazione di una società in cui si vorrebbe vivere"».
Come è nata l'idea di questa mostra?
«24 delle 28 foto in mostra sono state pubblicate in un libro,
Sound Paths, edito da Onestar Press in occasione della premiazione al Dena Foundation Art Award di Parigi nel 2002...».
Di cosa si tratta?
«È un riconoscimento che viene assegnato ogni anno a un artista per un'opera pubblica o sociale. Io sono stato premiato per un lavoro fatto con altri artisti a
Zingonia, nel bergamasco. Si tratta di una città fondata sul finire degli anni '60 da un industriale, Zingoni. Doveva essere una città ideale, ma la crisi del petrolio negli anni '70 ha fatto fallire il progetto. Ora il suo territorio è spartito tra cinque comuni: è una periferia dove si tenta di far arrivare dei servizi. Io ho creato un percorso nell'area industriale, una serie di "salotti" per adulti e bambini».
L'ultima volta che ci siamo sentiti stavi lavorando insieme a Cesare Viel a VIM-Very Italian Macho. Era l'aprile 2001. Cosa hai fatto nel frattempo, oltre a questo progetto a Zingonia?
«Tra le altre cose due personali in Sicilia. Una a Catania,
Corteggiamento, dove, in una serie di sculture, abbinavo uno strumento tipico della tradizione catanese (la zampogna, il tirititì) a un mobile tipico. Il tutto "legato" da fili di lampadine da sagra rosse e blu, che sono i colori di Catania: l'Etna e il mare. Esprimeva l'idea del corteggiamento reciproco tra la persona che visita un luogo che non conosce e il luogo stesso, che si presenta con tutte le sue attrattive».
Anche qui, in un certo senso, torna la musica. E la seconda?
«La seconda mostra è
Memorabilia. Si tratta di un progetto legato al ricordo del primo convegno del Gruppo '63, organizzato proprio a Palermo. Ho ripercorso in un libro i luoghi dove si sono mossi gli scrittori in quei giorni, e ho utilizzato la rassegna stampa. Inoltre ho girato un video al Conservatorio Bellini, dove un coro di voci bianche intonava
Arrivederci di Umberto Bindi con le parole scritte da Umberto Eco in quell'occasione. Così la canzone diventa
Alienazione. Anche questo è un progetto che indaga una città nel momento in cui diventa protagonista di un evento di importanza nazionale e probabilmente mondiale».
È quello che capiterà alla nostra città tra un anno. Cosa mi dici, da genovese, di Genova Capitale Europea della Cultura?
«Ne so sinceramente poco. Sento voci discordanti su quello che si farà e non si farà. Personalmente non sono stato contattato. Mi auguro comunque che facciano qualcosa che serva davvero alla città, e non all'interesse di pochi».
(
nella foto in alto Luca Vitone
nella foto sotto un musicista di strada fotografato in via San Lorenzo)