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A sessant'anni dalla scomparsa di Arturo Martini il Comune di Vado Ligure, con il patrocinio di Provincia di Savona e Regione Liguria, coglie l'occasione per dedicare una mostra allo scultore trevigiano da sempre legato, professionalmente e affettivamente, alla cittadina savonese.
In realtà, oltre che all'artista, Grandi sculture da Vado Ligure è un vero e proprio tributo ai cittadini che hanno la possibilità di ammirare opere di straordinaria bellezza e semplicità, alcune delle quali raramente mostrate al pubblico.
La mostra, allestita nel Museo di Villa Groppallo di Vado Ligure, ripercorre le diverse tappe della vita artistica di Martini a partire da Leone e Leonessa: in gres smaltato, le prime opere che si incontrano nel percorso, rappresentano una sorta di "cani" da guardia dell'esposizione e del Cieco, l'altra opera presente nella prima sala.
Passando per la sala dei bronzi dove sono esposti i bozzetti per il Monumento al Duca d'Aosta, si arriva alla sala centrale, in cui si crea il primo ingorgo di pubblico. Da visitatrice profana e scarsamente preparata in materia non impiego molto tempo a capirne il motivo: La veglia a destra, e la Madre folle a sinistra, realizzate in terracotta, giustificano qualsiasi rallentamento del pubblico nel percorso espositivo.
Di quest'ultima, mai più mostrata al pubblico dalla Quadriennale di Roma del 1931, colpiscono in particolare i capelli e la bocca: tratti essenziali, ma profondamente espressivi. Oltre ai gessi preparatori per il Monumento ai Caduti dei "giardinetti" di Vado Ligure, e il Benefattore, conservati in permanenza nel Museo, la mostra accoglie due esemplari che, di primo impatto, sembrano incompiuti, ma in realtà sono firmati e appartengono proprio al periodo del "non finito" di Martini: l'Amplesso, in pietra, e la Deposizione, in marmo bianco di Carrara, posizionata alla conclusione del percorso forse apposta per lasciare senza parole.
Le ultime, infatti, si spendono per la plasticità e le ombre de La tuffatrice, il penultimo esemplare della mostra e anche questo in marmo bianco. "Che bella" penso, banale giudizio probabilmente, ma di fronte a determinate opere non si può dire altro se si è un comune visitatore. E, soprattutto mi giustifico dicendo che, in fondo, l'arte suscita in ognuno reazioni e sensazioni intime e difficili da esprimere.
A ciascuno le sue emozioni quindi. Fino all'8 marzo 2008, al Museo di Villa Groppallo.
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