Sono centinaia le opere di scultura lignea quattrocentesca legate alla nostra regione: i ritrovamenti degli ultimi anni hanno rimesso in discussione le verità acquisite ed evidenziato come pietra e marmo non fossero i materiali privilegiati dell'epoca.
La sacra selva, mostra allestita nella
chiesa di sant'Agostino e visitabile
fino al 13 marzo, propone un percorse tra le opere più significative di questa ingente produzione che va dal medioevo fino al sedicesimo secolo. Crocifissi, santi, madonne e gruppi scultorei di diversa provenienza si presentano al visitatore con una certa originalità, grazie al bell'allestimento curato da
Giovanni Tortelli.
«La chiesa di Sant'Agostino è una cornice ideale e la disposizione delle opere offre una particolare lettura di questi pezzi non facilissimi ma in perfetta armonia tra loro e l'ambiente circostante», spiega
Colette Dufour, intervenuta ad una tavola rotonda che si è tenuta il 27 gennaio a Palazzo Ducale.
Particolarmente pregevole è stato il lavoro di ricerca finalizzato all'allestimento della mostra e alla redazione del catalogo: «le opere esposte offrono uno stimolo visivo immediato, la lettura della documentazione permette l'approfondimento, consente di tessere le relazioni tra i singoli pezzi, le correnti, gli autori, offre una collocazione storica e geografica di ciò che si è ritrovato», sottolinea
Raffaele Casciaro, studioso di scultura lignea presso l'Università di Lecce.
La scultura lignea, a lungo trascurata, ha suscitato negli ultimi anni grande interesse tra gli studiosi: «Questo è un terreno poco battuto che offre tantissimi spunti di ricerca e apre grandi interrogativi. I punti forti della mostra sono il numero e la qualità dei pezzi, le novità che propone e la suggestività dell'allestimento, ma soprattutto "la selva" di presenze diverse: ci sono pezzi liguri, toscani, lombardi, fiamminghi, tedeschi, spagnoli», continua Casciaro.
Piero Donati e
Franco Boggero, curatori del catalogo, hanno tracciato un percorso ad ampio respiro per analizzare le influenze genovesi al di fuori della Liguria: «Una delle più importanti risultanze critiche della nostra ricerca è l'importanza del ruolo dei girovaghi, ovvero di quegli artisti, detentori di un
know how ben preciso, che venivano chiamati per la realizzazione di un prodotto di alta qualità. Mentre in Toscana prevale lo schema critico della bottega, in Liguria, vorremmo porre l'accento sullo spostamento degli artefici; spesso questo aspetto è messo da parte dalla critica che si concentra maggiormente sul fenomeno delle botteghe e dell'esportazione di oggetti», sottolinea Donati.
Gli spunti di riflessione per continuare a cercare sono davvero tanti. La mostra si pone come un riuscito punto di partenza verso questa materia semi-inesplorata.
Nella foto: una delle opere in mostra; coppia di angeli reggicero, Parrocchiale di Aurigo, Imperia.