Dopo
la frutta, solitamente, vengono una tazzina di caffè, una sigaretta e un amaro o un wiskino, insomma: l'ammazzacaffè. Per me dopo la frutta è venuta l'Accademia Ligustica di Belle Arti e un nuovo inizio.
Eh sì, perché a trent'anni di solito si mette la testa a posto: si sgomita per il posto fisso, quello con le 14 mensilità (uno a caso, mica il lavoro del cuore), si regolarizzano fidanzamenti e convivenze e si mettono in cantiere pargoli che, nel migliore dei casi, cresceranno ignari della tv in bianco e nero, dei 45 giri in vinile e smetteranno troppo presto di farci domande alle quali non sapremo rispondere.
Appunto: a trent'anni, di solito. Io però, essendo per mia natura portato all'insolito, mica potevo fare le cose in regola. Nooo! A due mesi dallo scoccare del fatidico trentesimo anno ho mischiato le carte e tentato il grande azzardo: ho lasciato il posto fisso nella ditta di import-export di frutta in cui ho svernato negli ultimi tre anni e mezzo (vedi la frutta di cui all'inizio), accantonato temporaneamente progetti di matrimonio e procreazione e mi sono arruolato a stipendio minimo, variabile e temporaneo quale modello pittorico all'Accademia Ligustica di Belle Arti.
Se questa scelta ha ben poco a che fare con lo sdoganare, vendere e fatturare ananas e banane, ha ben più attinenza con la mia mai negata vocazione di attore. Vocazione con cui convivo da 13 anni ormai, ma scelta quasi impossibile perché - cosa nota a molti - nonostante la crescita umana e le soddisfazioni artistiche che mai sono mancate, la dura realtà è che col teatro non ci mangi.
Quindi ho scelto di rimettermi in gioco. Carte a favore: una compagna di vita e di teatro che mi appoggia, una rinnovata fiducia nelle mie possibilità artistiche e un'amica attrice e ballerina che da anni lavora come modella all'Accademia e che mi ha offerto la grande chance.
Tirando le somme di questi mesi da modello posso solo dire che è stata un'esperienza entusiasmante. Posare davanti a studenti che si cimentano con la loro passione artistica significa instaurare un contatto privilegiato, confrontarsi in modo nuovo con la propria fisicità e scoprire sempre nuove possibilità espressive, un'insperata crescita umana e artistica. Possibilità che finalmente metti a frutto nel tuo lavoro di attore perché finalmente hai il tempo di dedicartici davvero e lo spazio per crearti nuove possibilità di visibilità.
Ben pochi hanno una seppur vaga idea di cosa sia il lavoro di un modello vivente. Alcuni pensano addirittura che il modello pittorico non esista più mentre altri ne hanno un'immagine alquanto distorta, come nel caso del mio ex datore di lavoro:
Lui (ex datore di lavoro): "Non è che per caso all'Accademia vogliono anche me come modello? Guarda che io c'ho il belino grosso, sai?"
Io: "Guarda che devono ritrarti, non farti un calco!"
Certo all'inizio non è stato facile: trovare pose espressive e mantenerle per 40-60 minuti, con brevi pause, a volte per tre mattine di seguito, comporta inevitabilmente dolori muscolari che poi ti attanagliano per giorni; vincere quel minimo imbarazzo delle prime volte in cui ti spogli davanti a una classe di ragazzi e ragazze poco più che adolescenti così come l'amara consapevolezza che, a volte, se al posto tuo - nudo come mamma ti ha fatto e in una posizione tanto plastica quanto innaturale - ci fosse un pezzo di carne o un vecchio macinino della nonna quasi quasi non cambierebbe nulla... ma il vero problema degli inizi è: "a cosa cazzo pensare fermo e immobile per tutto questo tempo?" ...e la risposta è nelle mani dell'imponderabile, perché, scartati a priori quegli argomenti altamente piacevoli che potrebbero tuo malgrado comportare un momentaneo ma visibile e imbarazzante cambiamento nella posa - nel caso di un modello maschio - tutto finisce nel solito modo: mentre muscoli che ignoravi gridano di dolore (quelli di cui nel frattempo non hai perso la sensibilità) nella tua mente esplodono, inattese e invincibili, le canzonette!!! Ma non la tua canzone preferita, tutta intera dall'inizio alla fine, nooo, proprio le canzonette di cui cantava Mina - parlandone da viva - "... sarà capitato anche a voi / di avere una musica in testa / sentire una specie di orchestra/ zùm zùmzùmzùm zùmm...". Le peggio cose mai proposte dalla subcultura pop di questi anni... c'è qualcuno che sappia spiegarmi perché a me in testa mi esplode sempre "Maledetta primavera" di Loretta Goggi e, di questa, solo alcuni pezzi che si ripetono all'infinito uno dopo l'altro, ineluttabili, come se la puntina saltasse impazzita sempre sullo stesso solco? Ahhh, gli arcani misteri della mente!!! Caro Dottor Freud!!!
Insomma: di nuovo nella precarietà, senza sicurezze e con quella silenziosa paura di non farcela ad arrivare a fine mese però, giuro, ne vale davvero la pena! Alla prossima.
Andrea GadoNelle foto: Andrea Gado in posa