«Genova è sempre stata una capitale europea della cultura, il problema è che nessuno se n'era mai accorto».
Claudio Pozzani esordisce così, partendo in quarta senza neanche darsi il tempo di inghiottire la brioche. Tracanna il cappuccino per mandare giù il boccone, dandomi in questo modo il tempo di presentarlo un po' meglio: Claudio è l'inventore e il curatore del
Festival Internazionale di Poesia di Genova, giunto quest'anno alla decima edizione. Potete
trovare qui la sua sterminata biografia, mi limito ad enucleare tre punti: 1) al suo Festival in questi anni hanno partecipato
centinaia di poeti, artisti e cantanti fra cui Montalban, Benni, Mutis e Ferlinghetti; 2) la formula del Festival è talmente apprezzata da essere esportata all'estero; 3) quando il Circolo dei Viaggiatori del Tempo era anche un locale, Claudio faceva dei panini eccezionali.
Ma torniamo all'intervista.
Il 2004 è l'occasione per Genova di riflettere sulla sua identità?
«Lo vedo semmai come un punto di partenza. Il problema non era che a Genova non succedeva niente, ma che non si voleva far sapere in giro quello che c'era. È il limite principale degli operatori culturali di questa città, pensano solo alle loro cosine'. Guarda, sono anni che vado in giro nelle altre Capitali Europee della Cultura e non è che lì succeda questo gran che in più, però lo presentano meglio. Quest'anno gli eventi culturali genovesi hanno goduto di un battage come quello di cui avrebbero sempre bisogno: molte città fanno regolarmente la promozione che qui da noi si è fatta solo per il 2004».
Per ora sei contento di come sta andando?
«Sì, e sottoscrivo la scelta di impiegare la maggior parte delle risorse per far bella Genova. Il fascino che esercita la nostra città non è legato agli eventi che vi si fanno: non è portando Bob Dylan che fai cultura. Anche Cicagna se trova i soldi può invitare Bob Dylan. Ma poi bisogna inserire questi nomi in un contesto culturale».
Anche quest'anno al festival partecipano fior di cantanti...
«Intorno ai miei festival c'è sempre stata polemica. È cominciato tutto quando la Pivano disse che i cantautori erano i poeti di oggi. Apriti cielo. È stato lo stesso De André a risolvere la questione: "se avessi dovuto scrivere poesie", mi ha detto un giorno, "avrei scritto in modo diverso". In effetti la poesia ha un suo ritmo interno, diverso da quello di un testo da musicare».
Infatti i cantanti che inviti non cantano!
«No. Lou Reed e Elio (senza le Storie Tese) proporranno le loro poesie. Ma ci saranno anche reading in forma di concerto, come quello di Pete Sinfield, paroliere dei King Crimson... Scrivere è un bisogno che hanno molti cantanti. Si tratta di persone attive in molti settori artistici, diventate famose con la musica ma che proprio per questo motivo non riescono a proporre anche le altre cose che fanno. Noi gliene diamo l'occasione».
Bella l'idea di una sorta di Gialappa's poetica, la telecronaca in versi delle partite dell'Europeo.
«Abbiam fatto di necessità virtù: durante il festival l'Italia gioca tre volte. D'altronde non è vero che i poeti non seguono il calcio, anzi, abbiamo anche fondato la nostra Nazionale!».
È incredibile il successo che incontra questo format: sei riuscito ad esportare in mezza Europa un evento culturale nato a Genova!
«Alcune volte sono io che propongo, come ad Helsinki o Monaco di Baviera, altre volte mi chiamano dopo che hanno conosciuto il mio lavoro, come a Bruges, Parigi e Lille. Per le amministrazioni la caratteristica migliore è ricevere un festival chiavi in mano' che si sa che funziona. Per il pubblico la formula vincente è invece il fatto che affrontiamo la poesia a trecentosessanta gradi: ci sono festival che chiamano sempre i soliti noti, da noi invece c'è un po' di tutto e la gente si ritrova in questa varietà».
Oltre all'arrivo dei grandi nomi che hai anticipato, quali saranno le novità di quest'anno?
«Intanto lasceremo spazio ad alcuni artisti che sono rimasti tagliati fuori dal 2004, come Petruzzelli, Nicolini e Guarnieri. Poi abbiamo rappresentanze poetiche da tutti e cinque i continenti, con particolare attenzione ai nuovi paesi appena entrati in Europa. Per finire ci sarà una giornata intera dedicata alla poesia per l'infanzia, con i lavori di Roberto Piumini, mentre mi fa piacere rilevare che per la prima volta alcuni enti stranieri ci hanno chiesto di avere una finestra all'interno del festival, come la Slovacchia o l'Andalusia».
Insomma, la poesia aiuta la promozione turistica.
«Se è per questo, contando le scorse edizioni, avrò già invitato almeno quattrocento "foresti". Tutti entusiasti della città, tanto che molti sono poi tornati come visitatori».