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Cultura

La satira che si guarda

 
Edoardo Baraldi č passato dalla pittura a Photoshop. Modifica foto per far ridere e riflettere. Č tornato alla carta con il libro "Manipolo"
 
   

     
29 aprile 2004
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di
Daniele
Miggino
   
Bush - Edoardo Baraldi
Una volta ho lasciato un ufficio e tutti i ragazzi che lavoravano con me. Per farmi sentire meglio - alla festa di addio - i "bastardi" mi hanno fatto uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto. Era una riproduzione dell'"Ultima cena" in cui, al posto del viso di Giuda Iscariota, c'era il mio.
Quando ho iniziato a sfogliare Manipolo, il libro di Edoardo Baraldi pubblicato da Liberodiscrivere, non ho potuto fare a meno di ricordare quell'episodio. Il volumetto è una collezione di immagini ritoccate al computer. Grazie alla manipolazione, le foto - che ritraggono per lo più soggetti politici, ma non solo - assumono un accento ironico.

Baraldi si definisce uno spacciatore di immagini. Di immagini multimediali, lavorate a dovere e poi condivise con gli amici e con tutte le persone interessate a una satira che diverte e fa riflettere. Prima di far lo "spacciatore" era pittore, e prima ancora architetto. Come è avvenuto il passaggio dai pennelli al mouse? «È avvenuto dieci anni fa, nel 1994. Ho iniziato tardi ad usare il PC e inizialmente mi serviva per definire i soggetti dei quadri. Lo usavo per fare i bozzetti. La pittura a cui mi ispiravo era molto figurativa, legata all'espressionismo. La lunga fase di progettazione e di sistemazione della tela si faceva molto più velocemente con il computer».

Fatto sta che - a poco a poco - Edoardo si allontana dal cavalletto e si appassiona sempre più al monitor. Come mai? «Perché mi sono reso conto che le immagini che lavoravo avevano una propria autonomia, andavano bene così. Non era più un passaggio strumentale per arrivare alla tela. Ho scoperto le possibilità infinite e l'estrema velocità del computer». Il lavoro di Edoardo cambia abbastanza radicalmente. Si mette a leggere giornali, a catalogare immagini. Crea una archivio sull'hard disk e si avventura in un nuovo canale di comunicazione. «Se vogliamo, è un po' come per l'espressionismo. Uso e lavoro le immagini per colpire l'osservatore su un certo aspetto della realtà. Le immagini manipolate funzionano anche come delle esche, per attirare e riunire le persone, per farle riflettere. Oggi si vive in un mondo in cui gli individui sono dispersi, frammentati».

Alcune foto fanno veramente sogghignare anche se, come si può leggere nella ricetta del manipolatore (a p. 20), il piatto non potrà essere gradito a tutti. «Beh, è vero. Sai, quando tratti - e ironizzi - sulla religione ti dicono subito che sei blasfemo. Sono tre anni che colleziono immagini. Quelle che sono sul libro sono solo una parte, accuratamente vagliata e selezionata dall'editore ed altri esperti per evitare querele. Sul mio sito se ne trovano molte di più.»
È sempre il solito discorso: chi fa satira deve coprirsi bene le spalle prima di esprimersi, alla faccia della libertà di opinione ed espressione. «Nel mio libro non c'è solo satira politica. Ci sono stimoli di riflessione molto profondi, come nel crocifisso con la kefiah. È che bisogna guardarsi dai talebani che abbiamo in casa nostra.»

Ma passiamo a una cosa che mi ha molto incuriosito. Edoardo è architetto, ma ama definirsi "disarchitetto". Che vuol dire? «A suo tempo mi ero innamorato del gruppo post-rivoluzionario sovietico dei "disurbanisti", che rappresentavano un modo di pensare assolutamente nuovo, e nel quale mi riconoscevo. Oggi, in sintesi, si può dire che la connotazione del termine "disarchitetto" è un'avversione verso gli architetti che pensano al proprio mestiere e allo sviluppo come un +, mentre è giunto il momento di porre un limite, un -. È evidente come molti miei colleghi siano interessati solo a lasciare il segno con qualche progetto. Io penso che si debba frenare piuttosto che accelerare. Non si può non tenere conto del territorio, del paesaggio».

Un'ultima curiosità: pensi prima al soggetto che vuoi ritrarre, oppure l'immagine ti folgora e dici: "Questa è perfetta"?. «Dipende, una parte di lavoro è giornaliera - la faccio insieme a mia moglie - e consiste nel leggere giornali e riviste, catalogare e creare nuove immagini. Altre volte prendo spunto da qualcosa che mi interessa più da vicino, parto dalle foto di qualche architetto e ci lavoro su. Ultimamente ho lavorato sugli architetti visionari francesi del settecento».

Hai dei progetti per il futuro? «Sto facendo dei CD che porto in giro e mostro agli amici. Poi alcune cose su Betty Page, la pin-up degli anni '50. Forse farò qualcosa sul mondo della scienza, per comunicare soggetti scientifici in modo ironico».

Nella foto: Bush "modificato" da Edoardo Baraldi. Immagine presa dal sito www.edoardobaraldi.it
 
 
 
 
 
 
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