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Cultura
Castello D'Albertis
 

Riapre il Castello D'Albertis

 
Dopo il restauro, nasce a Genova uno spazio espositivo dedicato alle Culture del Mondo. E alla figura del Capitano dallo spirito avventuroso
 
   

     
14 aprile 2004
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
Per anni i genovesi hanno atteso che il Castello fatto erigere, tra il 1886 e il 1892, dal Capitano Enrico Alberto D'Albertis - e da lui donato alla città - riaprisse al pubblico i propri cancelli.
E finalmente il momento è arrivato: il Castello D'Albertis, splendido esempio di dimora ottocentesca, verrà restituito ai cittadini venerdì 16 aprile. Sarà il sindaco Giuseppe Pericu ad inaugurare, alle 10.00, un castello che è stato completamente restaurato: l'antico bastione cinquecentesco è stato svuotato. È nato, così, un nuovo spazio espositivo, illuminato dalla nuova struttura in vetro che oggi sostituisce la vecchia copertura del tetto.

Il , viaggiatore genovese che compì tre volte il giro del mondo, donò alla città quella che fu la sua casa insieme ai resti archeologici da lui raccolti durante i viaggi nei cinque continenti. Le pregiate collezioni sono oggi esposte al pubblico, con grande soddisfazione di Pericu che - nel corso della conferenza stampa di mercoledì 14 aprile - ricorda come, anche in questo caso, Genova dimostri di essere «una città fatta dai genovesi».
L'assessore Luca Borzani sottolinea come il nuovo allestimento rappresenti «un luogo della città multietnica, aperto anche alle attività delle scuole».

Ma quanto è costato un lavoro che è durato anni? «Il restauro è stato articolato in tre fasi», spiega il Vice Sindaco Claudio Montaldo: «nel 1992 è toccato alle parti strutturali, nel '98 è stato completato il progetto ed infine, grazie ai fondi del 2004, sono stati realizzati gli allestimenti». 5 milioni e 350 mila euro in tutto. Camilla De Palma, curatore del museo, loda la "polivocalità" dell'esposizione: la voce è quella di Genova, ma anche quella dell'Africa, dell'America e dell'Oceania, «un museo etnologico moderno, che tende a dare voce all'altro».
Massimo Chiappetta ha curato l'esposizione: «un museo come questo deve assumere carattere perenne. È importante il rapporto tra gli oggetti esposti e il visitatore».

Anche , dopo essersi dedicata a On Naumon - primo tra gli eventi di GeNova 2004 - allestisce nel castello il suo Museo delle musiche dei popoli, una collezione di strumenti musicali provenienti da tutto il mondo. Sono previsti anche concerti e workshop, grazie ad un allestimento mobile.
Il giro nel museo ha inizio con la visita della Sala Colombiana e di quella delle Meridiane. Dopo l'esotismo del Salotto turco, con lampade e tappeti originali, si passa da uno sguardo ottocentesco - quello del Capitano D'Albertis - a quello contemporaneo: l'ingresso nel bastione cinquecentesco porta i visitatori a guardare gli altri popoli con occhio diverso. In esposizione vasi in terracotta, corredi funerari e oggetti appartenenti alle culture precolombiane: ci si può girare intorno, vederli da diverse angolazioni.

In quella che fu la cucina del Capitano si trovano i reperti che appartengono alla cultura degli indiani Hopi, famosi soprattutto per le bambole katsina. Il materiale raccolto da Luigi Maria D'Albertis - cugino di Enrico Alberto - in Nuova Guinea è stato allestito dall'artista genovese Cesare Viel. La visita si conclude con la collezione Lunardi. I pezzi esposti, che sono tra i più importanti nell'arte precolombiana in Europa, giungono nel Castello dopo essere stati esposti a Villa Gruber.
Nel museo verrà presto aperto un book shop e una caffetteria. E uno spazio dedicato alla vendita di gadget.

Per conoscere il programma del museo, clicca qui

Nelle foto: immagini dal Castello D'Albertis
 
 
 
 
 
 
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