Altro giro, altra corsa, altro Nobel all'
Archivolto. Dopo l'esordio con Marquez e una fantastica
Lella Costa a raccontare la storia della candida Erèndira,
lunedì 5 è il turno di
Derek Walcott.
Beh, uno si sveglia la mattina e sa che incontrerà un
premio Nobel. Non dico reverenza, ma un pizzico di eccitazione c'è, anche un pelo di nervosismo. Ma solo a guardarlo,
Walcott ispira tranquillità. Ha due enormi occhi azzurri, baffi e capelli brizzolati, l'espressione del suo volto ti dice "calma ragazzo, take it easy".
Nato a Santa Lucia - isola vulcanica delle Antille britanniche - da padre pittore e madre insegnante, Derek studia in Giamaica e poi si trasferisce a Trinidad, dove passa un lungo periodo e dove inizia la sua carriera di scrittore, sempre in bilico tra poesia, teatro e musica.
Alle 21, sarà intervistato da
Pietro Cheli, poi verranno letti brani tratti da
Mappe del nuovo mondo. Non si sa ancora quali passi saranno letti, ma si sa già chi leggerà -
Gioele Dix - e chi accomagnerà la lettura -
Enrico Rava e Stefano Bollani. «Qualche passo lo leggerò anch'io - dice Walcott - sennò cosa sono venuto a fare!».
E qui c'è subito un accostamento da spiegare, quello tra l'opera di Walcott e il jazz. C'è chi dice che i suoi versi abbiamo lo stesso ritmo del jazz, chi afferma la sue parole rendano la stessa atmosfera. Lui dice: «Anche se nei caraibi si suona principalmente calipso e reggae, il jazz è una melodia universale. È ok».
Derek scherza, appoggia una guancia sulla mano quando la domanda si dilunga, prende in giro la traduttrice: «A volte non capisco se parli seriamente o è una battuta - dice lei». «Per forza, noi torinesi abbiamo un accento diverso!».
Nel 1992, grazie a
Omeros, vince il premio dei premi. Come è andata? Gli avrà cambiato la vita o no? «Una mattina ricevo questa telefonata. Credevo fosse un mio amico con uno spiccato accento inglese. Stava partendo l'insulto, ma subito dopo ho visto i fotografi sotto casa. È che alla mattina io ho fame. Così sono sceso all'angolo della strada e ho fatto colazione. Il giorno seguente c'erano un sacco di mie foto, sorridente e col pollice all'insù. I titoli recitavano "Walcott festeggia il Nobel" ma io in realtà dicevo "
Questi donuts sono eccezionali!"». Ecco, capite cosa intendo quando dico che è "un tipo tranquillo"?
Perché Omero? «È innanzitutto un tributo, ma sarebbe stato stupido rifare una versione dell'Iliade o dell'Odissea. Credo che ci siano delle grandi connessioni tra quello che ho raccontato e la sua opera. Intanto
Santa Lucia è chiamata l'Elena dei Caraibi, perché ha cambiato bandiera - tra Francia e Inghilterra - qualcosa come
13 volte. Poi ci sono alcuni pescatori che si chiamano Ettore...». Ma ciò che Walcott ammira di Omero - e di Dante - è la grande capacità visiva del suo linguaggio, la forza espressiva.
Scrivi poesie, pièce teatrali, canzoni. Come ti poni verso ciascuno di questi generi? Cambia qualcosa nel tuo modo di scrivere da uno all'altro? «Scrivendo in versi è tutto molto più facile, si passa attravrso i generi senza troppe difficoltà. Una cosa è certa, quando quello che parla è un idiota, sono io! Se è uno normale si tratta di un personaggio».
Derek non scrive solo per il teatro, ha una compagnia propria. Sei mai stato scontento di una tua opera messa in scena? «Sì molte volte. Le compagnie - e i registi - hanno le proprie ragioni, e anche io ho le mie È per questo che averne una propria è la cosa migliore. È difficile trovarsi d'accordo sempre». Per tornare alla musica, una delle sue collaborazioni più note è stata quella con
Paul Simon. «È durata cinque anni. È stato molto bello. Poi spettacolo è arrivato a
Broadway e qualcosa è cambiato». Infatti le recensioni non lo hanno proprio elogiato...«Pienamente d'accordo con le recensioni».
Continua il viaggio del
Modena attraverso la letteratura che fa l'occhiolino al teatro, una scrittura del non-luogo, senza tempo né cultura, universale. Walcott è un esempio di tutto ciò. Il prossimo appuntamento è per lunedì 5 - ore 21 - per i sucessivi, guardate il
programma completo.
Nella foto: Derek Walcott