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Cultura
L'Età di Rubens a Palazzo Ducale
 

Rubens, il 2004 è cominciato

 
Apre al pubblico la mostra-evento sul pittore fiammingo. Una sequenza impressionante di capolavori: da non perdere. Fino all'11/7 al Ducale
 
   

     
19 marzo 2004
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di
Giulio
Nepi
   
Ci siamo: a Palazzo Ducale ha aperto i battenti l'Età di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi, la tanto attesa mostra-perno del 2004.
Ebbene, parliamo pure di trionfo e di scommessa vinta.
Toccate pure ferro se volete, ma questa è un'esposizione del tutto degna di una Capitale Europea della Cultura. È zeppa di capolavori, ha tutte le grandi firme che assicurano audience (ma questo lo sapevamo già), è spettacolare, intelligente e moderna (e questa è la bella conferma di oggi): insomma, nasce sotto i migliori auspici per stracciare il record di Van Dyck e lanciare Genova in orbita. Basti dire che sono già stati venduti 30mila biglietti.

Ma andiamo con ordine, perché di carne al fuoco ce n'è davvero parecchia.
Intanto partiamo da due concetti precisi. NON è una mostra sul barocco (la maggior parte delle opere sono infatti del Cinquecento o caravaggesche) e NON è una mostra su Rubens, bensì sul collezionismo nell'età di Rubens. Il pittore fiammingo - comunque presente con una decina di opere - è semmai il fil rouge, il "turista" del Seicento, rapito da tanta bellezza, nei cui panni siamo chiamati a calarci.

L'impostazione generale è di per sé semplice: ripetere la stanza-prologo della mostra su Van Dyck (ricordate? Quaranta capolavori in quaranta metri quadrati che simulavano un'ideale collezione d'antan), moltiplicandone l'effetto fino ad ottenere il completo stordimento del visitatore.
Detta così sembra facile. In realtà tutte le stanze del percorso ricostruiscono ognuna una collezione così come era nella prima metà del Seicento e vi lascio immaginare lo spaventoso lavoro di ricerca di cui tutto ciò è frutto. Complimenti dunque a Piero Boccardo, l'ideatore della mostra, e ad Anna Orlando, Clario di Fabio e Farida Simonetti - i co-curatori. E grazie di cuore alla Fondazione Carige, sponsor unico con ben 2 milioni e 200mila Euro.
In tutto sono state ricostituite una decina di collezioni, ognuna delle quali impostata sul personale gusto del collezionista di riferimento o sui suoi interessi economici. C'erano infatti gli amanti dei fiamminghi (i Balbi, non per nulla con strettissimi legami d'affari con Anversa), dei caravaggeschi (Marcantonio Doria), l'appassionato dei veneti (Filippo Spinola) e non mancavano certo le raccolte di oggetti preziosi: in tutto quasi duecento opere tra dipinti, arazzi ed argenti da parata, provenienti dai musei di tutto il mondo.
Il bello di questa impostazione, la sua modernità, è che permette di "entrare dentro la testa" dei collezionisti del Seicento, con tutto quello che ne consegue in termini di giochi e rimandi intellettuali.
D'altronde non si dimentichi (anche questa è una chiave di lettura dell'operazione) che Genova era una Repubblica, dove mancava la "moda" imposta dal sovrano di turno: chiunque era libero di seguire le proprie passioni.

Il ventaglio di opere di qualità è talmente ampio e i generi talmente variati che è pressoché impossibile stilare un qualsivoglia elenco di "non-perdeteveli". Chi ama Caravaggio s'incanterà di fronte alla Giuditta e Oloferne del maestro, ma anche alla Pietà di Jusepe de Ribera; i cultori di Rubens verranno conquistati da Giunone e Argo e dal ritratto di Brigida Spinola Doria; il sottoscritto si è invaghito del San Carlo di Procaccini, della curiosissima wunderkammer di Gio. Carlo Doria, degli strepitosi argenti da parata e naturalmente della Cena del Veronese.
Merita molte righe d'encomio l'eccellente allestimento di Giovanni Tortelli, che ha stravolto gli ambienti di Palazzo Ducale rinunciando con coraggio agli stucchi del soffitto (era l'ora) e creando un'azzeccatissima sequenza di spazi, unificati dall'alternanza del rosso e del grigio: è vero che ci siamo giocati il loggiato del cortile maggiore, ma il gioco è valso la candela. Perfetta l'illuminazione, curati i dettagli (come la climatizzazione mimetizzata) e la grafica. Nota di merito alla (finalmente!) scelta di squadernare una mostra bilingue italiano/inglese, al bookshop di livello europeo e alla pubblicità di Genova all'uscita, del tipo "ti è piaciuto? Allora vai anche a visitare etc...".
Molto ben fatto e rigoroso il catalogo.

La mostra non finisce a Palazzo Ducale: oltre ad avere un naturale prologo nella visita della vicina Chiesa del Gesù, ci sono le sezioni distaccate di Palazzo Spinola e Palazzo Rosso. Nel primo è raccolta la quadreria di Ansaldo Pallavicino, nel secondo quella Brignole-Sale (entrambe le collezioni formano i nuclei "storici" della dotazione dei due musei).

Insomma, non perdetevela, e chi soffre della Sindrome di Stendhal si porti dietro i sali.
 
 
 
 
 
L'età di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi
Palazzo Ducale. p.zza Matteotti 9
Orari d'apertura: 20 marzo - 11 luglio 2004. Da martedì a domenica ore 9.00-21.00. Chiuso lunedì; Note: Ingresso 9 Eu, ridotto 8 Eu (comprende le due sezioni distaccate di Palazzo Spinola e Palazzo Rosso). Disponibile audioguida. Catalogo Skirà (45 Eu prezzo mostra)

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