È proprio vero, il 2004 è appena cominciato. La tanto attesa
mostra di Rubens ha aperto i battenti e Genova entra nel vivo del "suo anno". Se n'è parlato tanto, la promozione è stata martellante e adesso ci siamo, è il momento della verità.
I visitatori attraversano le sale dalle pareti color porpora e ghiaccio. Nulla è stato concesso all'antico splendore di Palazzo Ducale. Nessuno aveva mai osato tanto: via gli stucchi e l'attenzione è tutta per loro, i quadri, gli argenti, gli arazzi provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo.
Antonella è di Bologna e ha visitato la mostra con
Giulio, un genovese: «La qualità delle opere è senza dubbio ottima ma, ad essere sincera, mi aspettavo che la mostra fosse più sontuosa, con molti più pezzi, dopo una così martellante promozione». «Io sono contrario alla scelta di coprire gli stucchi e chiudere il loggiato. È penalizzante, considerando quello che il palazzo è per Genova e tenendo conto della totale sintonia delle opere con lo stile del Ducale. Si tratta di un tentativo di pilotare l'occhio del visitatore, del tutto superfluo», aggiunge Giulio. Alla domanda "c'è qualche opera che vi ha colpito particolarmente?" sgranano gli occhi e sorridono: «come non notare un Caravaggio del genere?»
Caravaggio è rimasto un po' a tutti nel cuore, in testa all'indice di gradimento. Per le
signore del Garden Club di Livorno, sono sicuramente sue le tele più belle. «È una mostra di altissimo livello, un'ottima occasione per vedere opere "irraggiungibili" perché in musei troppo lontani o in collezioni private». Francesca trova l'allestimento molto adeguato: «Siamo qui per vedere una mostra di opere eccezionali. È giusto che l'attenzione sia tutta per loro, Palazzo Ducale lo possiamo vedere un'altra volta. In questo modo gli sguardi si focalizzano sui dipinti, non si disperdono sul soffitto o le pareti». E continua: «i miei preferiti? Rubens e il Veronese, senza alcun dubbio».
Chiara ha trentun anni e viene da Chiavari. È soddisfatta della mostra ma trova che le iniziative di Genova 2004 siano troppo elitarie, poco raggiungibili dalla gente comune: «i prezzi sono alti e la promozione avviene solamente attraverso canali di "livello elevato". Fuori Genova, in provincia, del 2004 non c'è traccia: è poco sentito».
Roberto è in visita con la moglie e la figlia adolescente: «veniamo da Vasto, in Puglia. Non eravamo mai stati a Genova e desideriamo approfittare di quest'anno, così ricco di eventi. Il primo impatto è stato buono: la città è ben tenuta, la mostra splendida. Per noi, l'epoca di Rubens ha un fascino particolare».
Mi fermo a intervistare un gruppo di simpatiche signore di Dalmine (Bergamo) che mi sommergono letteralmente di impressioni, giudizi, consigli («così, dopo di noi, non avrai bisogno di sentire nessun altro!», ). «La mostra è perfetta, sia come qualità che come quantità di opere. È della lunghezza giusta perché permette di gustarsi i dipinti senza uscirne esausti o annoiati. La scarsezza delude, l'eccessiva lunghezza sfinisce».
In molti si sono lamentati per l'illuminazione: la luce diretta dei faretti crea delle zone d'ombra sulle tele e per l'osservatore è faticoso trovare la giusta angolazione.
Tiziana però trova che l'allestimento sia azzeccato: «mi è piaciuto il contrasto tra i rigorosi pannelli colorati che "impachettano" soffitto e pareti e la splendida cappella del Palazzo. È stato come un assaggio di tutto ciò che si è scelto di nascondere». «Cosa mi ha colpito? È una dura lotta tra Caravaggio, Tiziano, Rubens e Artemisia Gentileschi. Si, Artemisia è proprio una meraviglia», dice Ivana e conclude con un consiglio: «ci vorrebbe un po' di musica d'epoca, per fare atmosfera!».
Le ultime domande sono ai
ragazzi delle scuole, una prima media di Sanremo e una terza liceo di Napoli. Non sembrano molto interessati a quello che hanno visto. Ma si sa, a quell'età, Rubens e i fiamminghi non sono sicuramente al centro dei loro pensieri.