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Francesca Pasini, critica d'arte, è venuta a trovarci a mentelocale. Non poteva farne a meno, lei così attenta alle novità. Nata a Venezia, con la nostra città ha un rapporto costante di lavoro. Genova le piace.
Vive a Milano e, tra le grandi mostre che ha curato, ricordiamo nel 1994 Soggetto / Soggetto al Castello di Rivoli. Collabora con Il Secolo XIX dal 1987 e, dai primi anni '90, la lega alla nostra regione anche una casa a Camogli.
Ho incontrato il suo sguardo intenso, di intellettuale dalle idee chiare, mentre navigava su mentelocale.it e l'ho subito distolta con alcune domande.
Perché ha scelto proprio Camogli?
Perché è un posto unico al mondo, che mi ricorda Venezia, dove sono nata e dove ho passato i primi anni della mia vita, prima di fare l'Università a Padova.
Quale arte e quali artisti in Liguria?
Non penso che ci sia un'arte ligure e neppure un'arte in Liguria: l'arte è internazionale, i regionalismi sono ormai insensati. Chi ha successo è chi ha un riconoscimento internazionale, soprattutto negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania, in Svizzera, alle Biennali, alle Documenta.
Qualche nome di "giovani artisti" di cui si è occupata in particolare?
Cesare Viel, che abita a Genova; Vanessa Beecroft, che vive oggi a New York, e che è figlia di madre ligure; tra gli altri, Liliana Moro, Alessandra Tesi, Sabrina Mezzacqui, Filippo Lavaccara, Grazia Toderi, Luisa Lambri, Francesco Vezzoli, ...
Chi sono i cosiddetti "giovani artisti"? Che cosa fanno in generale?
Anagraficamente hanno tra i 25 e i 35 anni. Costituiscono un fenomeno che nasce dalla svolta degli anni '90: dopo la caduta del muro di Berlino, c'è stata una presenza vorticosa di nuove personalità. Non esistono, però, più movimenti organizzati.
Come è la situazione degli spazi espositivi a Genova in rapporto alle altre città italiane?
Genova è uno strano posto. Sin dagli anni '60 è presente un grande collezionismo e l'Arte Povera è nata proprio a Genova. Tuttavia, adesso ci sono poche gallerie. D'altra parte, in Italia le gallerie sono a Milano, le istituzioni per l'arte contemporanea a Torino... e i collezionisti ovunque.
E l'informazione?
Purtroppo c'è poco spazio per l'arte contemporanea nei luoghi deputati, come i quotidiani. Eppure costituirebbe una nicchia molto attraente, anche come investimento da parte dei giornali, perché il pubblico "affamato" di queste notizie - giovani, galleristi, critici, artisti - è sempre crescente.
Che cosa l'attrae di più del suo mestiere?
La modalità di vita e di pensiero che rappresenta il lottare insieme agli artisti. Il capire il presente, che non esclude la conoscenza di base del passato.
E, in questo presente, quali sono le novità in arte?
Per leggerle bisogna lasciarsi trasportare dalle singole personalità e dagli eventi. Constato comunque la riduzione sempre più forte del rapporto autoreferenziale dell'opera, che non è più un totem, ma rappresenta la centralità di una vita, di un individuo, nel quale ci si può ritrovare. Questa novità a livello tematico penso che sia dovuta anche alla presenza sempre più forte delle artiste donne, che spregiudicatamente liberano nell'opera non più il senso intimistico che le caratterizzava, ma il senso del sé. E questo è un grande piacere.
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