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Con Pensione Serena e Desert Eagle, il Teatro Cargo di Voltri rende omaggio al suo più importante sceneggiatore, Claudio Lizza, scomparso nel 2001. È l'unico genovese ad aver portato sullo schermo più di sette film tra cui "Vuoti a perdere", interpretato da Giancarlo Giannini, "Fermo posta" - diretto da Tinto Brass - "Gangster", "Marciando nel buio", "I pavoni".
Le sue opere teatrali, nonchè le sue interpretazioni in qualità di attore, hanno prodotto collaborazioni con personaggi del calibro di Ronconi, Proietti, Strehler, Volonghi, Cecchi.
La grandezza di Lizza, è pari all'amore che lui ha tributato alla sua città, Genova, rappresentandone i personaggi, gli ambienti, le storie e i drammi.
Il 5 e il 6 marzo, alle 21.00,
l'associazione culturale Sarabanda metterà in scena "Pensione Serena" e proporrà la lettura di alcuni brani tratti da "Desert Eagle".
"Pensione Serena" (di Claudio Lizza, con Alessandro Scipilliti, Massimiliano Caretta, Gabriella Baresi, Giovanni Sanguineti, Raffaele Casagrande, Mauro Bozzini. Regia di Boris Vecchio) è ambientato tutto in una stanza e racconta la giornata di un ragazzo di 27 anni, in un quartiere della Genova industriale. Il regista Boris Vecchio commenta così il suo lavoro:
"Il mio compito è stato quello di mettere in scena una commedia a tutti gli effetti, rigorosamente fedele a uno spaccato di vita, a una dimensione privata del proletariato genovese.
Claudio scrive di sangue e carne, e quello che scrive non è fatto di emozioni superficiali, ma di vita vera, di realtà che non ha il sapore di poesia, ma il sapore di storie realistiche al limite tra la tragedia e la commedia".
Al termine dello spettacolo Ennio Coltorti leggerà alcuni brani tratti da Desert Eagle, una sceneggiatura che racconta la storia di Paolo, un ragazzo che si presenta improvvisamente a casa del fratello maggiore dopo anni di vita sbandata. Non è gradito questo ritorno. Il fratello, che per lui era stato un modello di vita, si accorgerà che Paolo non solo non è cambiato, ma è diventato un pericolo pubblico, intenzionato a compiere una spettacolare e sanguinosa rapina. Tocca a lui, che in gioventù giocando all'anarchico delinquente ha creato quel giovane mostro, pagare con un'azione dolorosa e totale.
Una richiesta d'aiuto. Spesso un atto violento non è che questo. La generazione di Claudio Lizza ha mandato tanti messaggi d'aiuto sotto forma di urlo, di ribellione, di abbraccio violento. Non si è saputo ascoltare. Nessuno ha saputo ascoltare. Allora la fine non può che essere tragica. Ma anche epica. Claudio apparteneva a una generazione che non sapeva pensare in piccolo. Non sapeva adattarsi. Claudio non lo avrebbe mai accettato.
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