Il ricordo dei giorni di Genova, nel luglio 2001, è stampato indelebilmente negli occhi e nella mente di chi ha vissuto in prima persona quell'esperienza. Ma per chi non c'era, il "rischio" - se così si può dire - è quello di dimenticare in fretta.
Fausto Paravidino in quei giorni era altrove. Ma, da allora, quando qualcuno gli chiede da dove viene - e lui risponde - la reazione immediata è "
C'eri al G8?". No. Non c'era. Ma ciò che aveva visto in tv, che aveva sentito dire, e la reazione di persone lontane, deve avergli fatto capire che quella era una vera e propria tragedia. Anche nel senso teatrale del termine.
«Gli attori del G8 - afferma nel prologo - sia i governanti che i manifestanti, sono ancora lontani dall'essere dei personaggi: sono ancora troppo persone». Già, ci vuole tempo per cristallizzarsi nel tempo e nella memoria, per diventare
personaggi tragici. Ma gli elementi ci sono tutti, già ora. Paravidino ha giocato d'anticipo, ha intuito la carica insita in quegli eventi, ha capito che la rappresentazione scenica potrà, a lungo termine, mantenere l'intensità drammatica, e soprattutto la memoria, meglio di qualsiasi altra cosa. Sembra paradossale che proprio il palcoscenico sia ancora uno strumento valido per ricordare, da quando siamo invasi da video, foto, migliaia di siti internet sul tema. Eppure è così. I video sono toccanti (tant'è vero che anche Paravidino li ripropone), ma lasciano un certo distacco, e non sono un'esperienza collettiva di ricordo come il teatro.
L'opera, atto unico diviso in cinque parti, scandisce cronologicamente i misfatti:
1. Giovedì, la festa e i presagi del dramma
2. Venerdì, Lo scoppio della violenza e la morte
3. Sabato, 300.000 persone caricate dai blindati
4. Sabato notte, la scuola Diaz
5. Sabato notte inoltrata, Bolzaneto
In scena si alternano
Filippo Dini, Simone Gandolfo, Antonia Truppo; la regia è di
Filippo Dini, scene e costumi di
Laura Benzi.
Gli attori interpretano ottimamente uno stile sempre più in voga, da
Paolini a
Enia. La narrazione è serrata, intervallata da immagini e suoni. Immagini dei cortei, le voci della radio alla Diaz. L'unica parte su cui non si hanno documenti - ma solo testimonianze - è quella che riguarda i fatti a Bolzaneto. Per il resto, tre anni e mezzo di indagini e processi hanno dato materiale sufficiente per ricostruire. Pregevole prova di teatro "della memoria", lo spettacolo di Paravidino vorrebbe includere gli ultimi attualissimi strascichi del G8, il Comune che chiede risarcimento a 26 manifestanti, ma è un po' troppo presto per farlo.
Si esce, come al solito, un po' atterriti. Tutto sommato lo scopo è anche quello. Rimane solo l'impressione che
Genova '01 sia uno spettacolo "da esportazione". Per chi c'era, conosce e ricorda perfettamente tutto quello che successe, l'emozione del racconto - un po' cronachistico - è molto minore. Si apprezzano maggiormente alcune battute ironiche del prologo, con forte accento friulano. Di sicuro, quando avremo dimenticato, quando gli attori saranno diventati personaggi della tragedia, e non più persone, Genova '01 continuerà a mantenere intatta tutta l'intensità di quel week-end ai limiti del possibile.