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Spettacoli

Tutti insieme per Cani Sciolti

 
Ritorna il Teatro delle Zerbe con un nuovo spettacolo. Antonio Tancredi, che ne č protagonista, racconta il testo di Rosario Cascina
 
   

     
29 gennaio 2004
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Cani sciolti
Cani Sciolti, di Rosario Cascina
Progetto Teatrale Zerbe e TeatrOvunque
con Antonio Tancredi
scene Oscar Colombo
con la collaborazione e l'assistenza di Gabriella Picciaù e Antonio Carletti
Anteprima nazionale al Teatro Garage
Venerdì 30, Sabato 31 Gennaio, ore 21
Domenica 1 Febbraio, ore 17

Ritorna il Teatro delle Zerbe con un nuovo spettacolo. Un'operazione del tutto inedita, che ha coinvolto molte persone su un testo di Rosario Cascina. Abbiamo incontrato Antonio Tancredi, protagonista dello spettacolo e anche della storia alle spalle del testo.

Com'è nato Cani sciolti?
«Dall'incontro con Rosario Cascina, tra il '96 e il '97.
Rosario voleva fare uno spettacolo su Napoli. Cominciammo ascoltando canzoni napoletane. Fu il modo per entrare in un'atmosfera, nel mondo dei suoi ricordi, della sua infanzia, e fu anche un recupero della mia meridionalità fino ad allora lasciata in disparte.
Lui si raccontava, io di tanto in tanto gli davo qualche stimolo. Registrammo tutti quei dialoghi. Poi decidemmo di dargli una struttura; quella è stata la mia funzione. Il testo è suo».

Chi era Rosario Cascina
«Era un grande improvvisatore. È morto quattro anni fa, a marzo.
Un napoletano verace. Portava il reale in scena. Sebbene non fosse un attore professionista aveva fatto molte cose, tra cui La notte dei Fufu - con Balbotin, Ceccon, Gigino, Lisa Galantini. Aveva un fisico pulcinellesco: gambe secche, naso adunco».

Perché lo metti in scena proprio adesso questo testo?
«Per affermare la sua dignità di artista.
Per un atto d'amore e di riconciliazione con lui».

Allora è un omaggio a Rosario?
«No. È il suo spettacolo. Credo che sarebbe contento che lo mettiamo in scena, anche se il protagonista avrebbe preferito farlo lui. E poi vorrei che qualcuno, dopo di me, lo portasse in scena, che si riconoscesse in lui un autore. Sono tante le cose belle che ha scritto, molte delle quali sono più pensate per essere dette che per essere lette. Comunque può darsi che la sorella, che le custodisce, ne curi la pubblicazione».

Che tipo di spettacolo è?
«Già nell'intenzione originale si voleva tornare al modo di fare teatro popolare. Allora scegliemmo la farsa napoletanna e ci ispirammo in particolare alle farse di Antonio Petito - forse l'ultimo grande interprete di Pulcinella, almeno per me.
Così come nella pulcinellata, ci sono 5 scene, ma a differenza di quella, in Cani Sciolti c'è un unico protagonista».

Allora è un monologo
«Sì, è uno che sta in scena e si racconta: Rosario Lo Cascio. Dovrebbe essere un monologo, ma in realtà non lo è. Il personaggio cerca l'incontro con il pubblico per cui non c'è, neanche a livello testuale, la staticità del monologo che procede lungo battute fisse. All'interno del racconto abbiamo lasciato la narrazione libera di cambiare a seconda della situazione, del pubblico, del momento. Libera all'improvvisazione. Quindi si può aggiungere e togliere in funzione del rapporto che si instaura tra il pubblico e la scena».

Questo spettacolo è una collaborazione con il TeatrOvunque. Chi è o chi sono?
«È un nuovo gruppo fondato da Antonio Carletti. Con lui ho già collaborato per Il segno di Paz e Sakurambo».

Ci sono poi un sacco di credits, altre persone che hanno contribuito allo spettacolo.
«Sì la volontà era proprio quella di collaborare con altri. Anche perché Rosario apparteneva a più persone. E poi è nel mio stile. Il teatro non si può fare da soli, perchè fatto di collaborazioni o vicinanze. Tra gli altri Oscar Colombo, un pittore e direi "una giovane promessa" che mi ha aiutato per le scene e che aveva già lavorato con me in Sakurambo: è una delle persone che in questi anni mi ha incuriosito di più; mi ha aiutato Gabriella Picciau; Giuliano Coppola ha lavorato al testo e mi ha dato delle importanti suggestioni; Andrea Ferrari, disegnatore di fumetti - disegna anche Topolino - è l'autore della locandina e anche con lui avevo già lavorato e sto tutt'ora collaborando su vignette satiriche per delle riviste; Giancarlo Calligaris ha curato il progetto grafico. Tutti artisti a cui ho chiesto un contributo, per una specie di jam session. Per le prove, poi, sono entrato in contatto con il Laboratorio Buridda (Via Bertani), un laboratorio sociale e culturale molto interessante».

Cosa ne pensi di tutto questo teatro che racconta invece di mettere in scena, da Laura Curino a Marco Paolini, fino ad Ascanio Celestini?
«La Tv lavora solo per immagini e così succede che chi racconta vada a teatro. La cultura dell'ascolto è completamente diversa da quella visiva. Certe storie bisogna solo ascoltarle: le immagini le inquinano. Il narratore riesce ad arrivare in profondità nella storia e così chi l'ascolta».
 
 
 
 
 
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