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Moni Ovadia Genova L'armata a cavallo
 

Parla Moni Ovadia

 
In occasione della spettacolo "Konarmija. L'armata a cavallo" abbiamo intervistato l'artista. In scena al Teatro della Corte fino al 25
 
   

     
21 gennaio 2004
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di
Daniele
Miggino
   
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Uno spettacolo sulla rivoluzione russa. Perché quel periodo e perchè Babel?
"La rivoluzione bolscevica è stato un evento saliente del ‘900. Quelli della mia generazione sono molto più figli del secolo scorso che di quello appena iniziato. Per tutti quelli che hanno creduto, come me, nei valori di uguaglianza, giustizia e libertà, quel periodo ha avuto un'importanza fondamentale. Si deve guardare avanti per costruire il futuro. Tuttavia, la consapevolezza dei valori democratici ci viene anche dal passato.

Oggi, a parte lo sfruttamento indebito di un concetto di libertà completamente falsato - lo stesso che dà voce al liberismo - i principi di uguaglianza e fratellanza vengono tragicamente derisi. A chi continua a propinare la ricetta del liberismo come la migliore, l'unica al mondo, vorrei far vedere la disperazione del mondo d'oggi, i tre miliardi di affamati che la sua ideologia ha prodotto. Con questo presente, non posso fare a meno di indagare le cause per cui l'utopia, che aveva entusiasmato molti spiriti sinceramente democratici, ha fallito. Credo che la ragione di quel fallimento sia da ricercare nel fatto che è stata ammutolita la natura dell'essere umano.

Babel mostra questa umanità durante un evento terribile come la guerra civile, ci fa vedere la profonda fragilità di tutti, anche dei terribili cosacchi rossi, ci offre un quadro in cui non c'è spazio per gli stereotipi, ma solo per una grande umanità."

Ha ripreso ambientazioni e costumi un po' demodé per fare uno spettacolo in onore di tutti gli uomini che credono ancora nell'uguaglianza, nella libertà e nella giustizia. Al giorno d'oggi sembrano demodé non solo il contesto ma anche i concetti, per lo meno due di essi, giustizia e uguaglianza. Secondo lei è così?
"Le rispondo citando Carmelo Bene, il quale affermava che Essere attuali non significa essere moderni. Certamente, oggigiorno non si verificano più rivoluzioni come quella bolscevica, la crudeltà degli eventi è un fenomeno molto più raro, ma la violenza del potere non è certo meno violenta. La società hi-tech è la nuova forma di potere onnicomprensiva e - ancora una volta - disumanizzante. Oggi basta cliccare sul PC per ottenere quello che si vuole, non è più necessario commettere efferatezze di nessun genere. Per questo credo che, se è vero che il caso Parmalat è un furto, quei manager siano molto peggio dei ladri di una volta; almeno quelli rischiavano la propria pelle.

Senza dubbio bisogna rilanciare con forza il valore insito nei concetti di etica, giustizia e libertà. Perché, vede, oggi vige ancora la legge del "produci, consuma, muori", è evidente. Non ci sono più sensazioni, ma clic del mouse; non c'è più Hitler, ma Bill Gates, che governa una società che ormai è completamente tecnologizzata. Per questo credo che il liberismo sia già morto. La verità è che il potere è in mano a un'oligarchia economico-finaziaria, e c'è una vera emergenza democratica."

Come spesso si vede nelle sue opere, da una parte si trovano gli uomini in tutta la loro umanità, dall'altra l'omologazione - politica, economica o culturale che sia. Qual è la dimensione che ci unisce tutti ma ci lascia liberi, non ci omologa?
"La centralità dell'essere umano. Quando ci si renderà conto che l'importante è considerare tutti gli uomini come esseri umani, allora si scoprirà che la vita ha un aspetto di sacralità e di inviolabilità molto più potente di qualsiasi altra cosa. E non si scambi la libertà della vita con quella del commercio, che sono due cose assolutamente antitetiche. L'essere persone, individui, esseri degni della stessa considerazione, uguali in quanto uomini, è un elemento universale ma non omologante. Ognuno resta nella sua diversità in quanto uomo."

Secondo lei è vero che l'umorismo e l'ironia sono il metodo giusto per parlare di cose serie?
"Umorismo e ironia sono strumenti potentissimi. Certo, si deve considerare l'umorismo vero, non un cabaret qualsiasi. Vede, quando portai in scena Oylem Goylem, tutti credevano di aver scoperto il primo cabarettista ebreo. Ebbi un grande successo, giunsi alla celebrità. Come secondo spettacolo portai Dibbuk, uno spettacolo molto doloroso e drammatico sulla Shoah: gli spettatori uscirono provati. Il senso è che il vero umorismo nasce dal dolore, dalla tragedia. Solo passando attraverso quelle sensazioni è possibile proporre un umorismo consapevole e maturo."

Lo spettacolo "Kornamija. L'armata a cavallo" resterà in scena alla Corte fino al 25 gennaio.
Sabato 24, alle 11, Moni Ovadia sarà al Cinema Grifone di Rapallo, in via Matteotti 42.
 
 
 
 
 
 
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