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Spettacoli

I Meganoidi sbarcano in Giappone

 
Un disco coraggioso e la consacrazione europea all'Eurosonic 2004. Ora la band genovese parte per Tokio e dintorni. Li abbiamo intervistati
 
   

     
20 gennaio 2004
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di
Daniele
Miggino
   
Meganoidi
Abbiamo intervistato Mattia Cominotto, chitarrista degli ormai arcinoti Meganoidi, gruppo genovese in perenne ascesa. Dopo aver sfondato sulla scena italiana come icona della musica ska-core, hanno preso la coraggiosa decisione di uscire dallo schema che ingabbia tutti i gruppi "icona". Con Outside The Loop, Stupendo Sensation hanno messo alla prova sé stessi e il loro pubblico. Il coraggio li ha premiati. E ora si affacciano sulla scena internazionale.

Siete stati invitati per rappresentare l'Italia all'Eurosonic Festival 2004, che ha avuto luogo l'8 gennaio a Groningen in Olanda. Come è andata?
«È stata bellissima esperienza. È molto interessante vedere come si svolgono gli eventi live fuori dal nostro paese. Anche città conosciute relativamente poco - come Groeningen - offrono uno spettacolo degno delle migliori piazze. C'è molto movimento e grandissima attenzione per tutti i gruppi, per i più noti come per gli emergenti. Anche dal punto di vista organizzativo si notano subito una notevole democraticità e professionalità. Tutti i gruppi hanno avuto lo stesso tempo a disposizione, non c'è stata nessuna disparità di trattamento».

A febbraio inizia il vostro primo tour estero, niente di meno che in Giappone. Come mai il Giappone?
«A dire la verità è successo tutto un po' per caso; all'inizio non credevamo potesse succedere veramente. Le cose sono andate così. Noi avevamo un contatto laggiù - il manager di uno dei più famosi gruppi punk-rock giapponesi - al quale, quasi per gioco, gli abbiamo mandato del nostro materiale. Evidentemente gli piaciuto molto, visto che a febbraio partiamo...».

Allora la musica italiana piace anche laggiù?
«So che ne ascoltano tanta in generale, sono un pubblico molto vario e attento a tutti i tipi di musica».

Te lo chiedo perché anche altre band italiane hanno fatto e fanno tour da quelle parti...
«Guarda, non saprei dirti perché. Sono una piazza nuova, a quanto pare molto preparata. Noi andremo lì e - come direbbe un calciatore molto politically correct andando a giocare la coppa intercontinentale - cercheremo di fare del nostro meglio! E poi, fattore non completamente privo di valore, avremo la possibilità di visitare un paese che altrimenti difficilmente avremmo visto. Un po' di spirito turistico ci vuole!».

Come va il nuovo disco?
«Bene. Siamo contenti, anche se il primo periodo è stato difficile. Cambiando radicalmente indirizzo e lasciandoci un po' alle spalle la veste ska, abbiamo disorientato una parte dei nostri ascoltatori. In realtà anche negli album precedenti c'è era un mix di stili, non tutte le canzoni erano ska. Ma l'ultimo disco ha svelato più a fondo un cambiamento di rotta evidente. All'inizio ci hanno supportato solo i fan dello zoccolo duro, gli altri sono rimasti spiazzati. Abbiamo tenuto duro e siamo stati premiati; adesso va molto meglio. Inoltre, ci siamo levati di dosso un cliché che col tempo rischiava di limitarci; ci sentiamo un po' più liberi di esprimere la musica che ci piace, senza aver paura di uscire da uno stile».
 
 
 
 
 
 
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