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Vento del Sud: terza parte

 
Ernest e Bruce continuano il viaggio. Giocano a rugby e si stupiscono dei progressi del Sudafrica. Verso il parco Kruger
 
   

     
13 gennaio 2004
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coccodrillo
Leggi la prima e la seconda puntata


Arrieccoci,
dopo mille peripezie informatiche, che ci fanno esprimere quanto siano gradite le vostre email; purtroppo le stesse verranno aperte al nostro rientro in quanto ogni volta l'operazione diventa di una lunghezza insostenibile. Torniamo al viaggio: il nostro tour della garden rout è terminato.
Un'esperienza simpatica, vissuta insieme ad altre 14 persone provenienti da ogni Paese, ma tutti di lingua anglosassone; per tanto, soprattutto per Bruce, comunicare è stato complicato e meno male che i gesti non sono fonici. Belin di un nostro amico: vuole continuare a girare Paesi rifiutandosi d'imparare l'inglese, che considera lingua barbara. Non che Ernest sia un fenomeno, ma per lo meno circa 22 parole le conosce ed un'altra settantina le capisce.

Non che questo abbia intimidito i nostri eroi, che sono perfino riusciti (Ernest no per via del suo legamento) a giocare e vincere la prima partita di rugby della loro vita. Sì, perché Ernest non avrà giocato, ma in quanto a tifo si rivelato superlativo; è probabile che Bruce decida di chiudere imbattuto o - se preferite - da trionfatore la sua generosa carriera. Questo va principalmente ricordato a quei due disgraziati che l'anno scorso ci hanno fatto sfigurare in terra d'Argentina. Abbiamo poi saputo che si erano venduti la partita, ma non avendo le prove non possiamo dimostrarlo; ci siamo limitati ad escluderli dalla trasferta.

Non vorremmo ripeterci, ma finora l'Africa che pensavamo di raccontare non si vede; ma non sarebbe nemmeno giusto dire che non lo sia, anche perché vedere delle zone molto evolute non dovrebbe sconcertare, anzi dare sprono alla speranza. Fuori da ogni ipocrisia, è evidente che siano stati i bianchi, nel passato, a contribuire maggiormente allo sviluppo, ma oggi il contesto socio politico è equamente diviso - se non tendente al nero - e non per questo il Paese si è impoverito. Passi da fare ce ne sono ancora moltissimi, anche qui è inutile nascondere situazioni simili a quelle sudamericane, ma la nostra sensazione, che non pretende indiscutibilità, è quella che anche nel minimo ci sia maggiore organizzazione. La vera sfida sarà quella di riuscire a gestire, e possibilmente migliorare, il processo economico del Paese.
Chiudiamo l'argomento anche perché ci siamo riproposti di non parlare di apartheid, anche per rispettare il pensiero di un popolo, quello sudafricano, che non vuole assolutamente guardare al passato bensì proiettarsi in un futuro sempre più di convivenza integrata.

Abbiamo visto grandi paesaggi, anche se molti simili ai nostri, mi riferisco a quelli delle riviere di casa nostra; cose curiose, come l'allevamento di quei simpaticissimi animali che sono gli struzzi; ci siamo confrontati, pur nelle difficoltà della lingua, con ragazzi prevalentemente molto più giovani con culture, modi di vivere, di pensare ed anche di rapportarsi diversi dai nostri canoni latini. Abbiamo dormito in posti apparentemente improponibili, scoprendo piacevolmente che adattandosi il gusto delle cose non cambia, a dimostrazione che il pregiudizio non paga e forse paga troppo (in termini di conti salati). Sia ben chiaro, anche negli altri nostri viaggi lo spirito di adattamento non era mancato, ma in questa occasione il confronto con altre culture ha un po' messo a nudo che i parametri tipici degli italiani sono discutibili, senza la banalità del luogo comune che vuole, per esempio, gli inglesi sporchi oppure la nostra cucina sempre comunque al disopra di ogni confronto.
Questo partendo dal presupposto che la nostra cultura ha basi solide ma che non dobbiamo rifiutarci di confrontarla con altre, che sicuramente non hanno la nostra storia ma che forse in questo momento possono insegnare qualche cosa. Vivere di ricordi o magnificarci può portare al declino.

Dall'elenco avrete notato che mancano gli animali: non perché non abbiamo ancora visto nulla (anzi, si può dire che tutte le specie rappresentative le abbiamo già viste, più o meno nel loro ambiente naturale - anche se ricreato). Il motivo per cui non ne abbiamo ancora parlato è perché nella giornata di domani entreremo nel re dei parchi africani: il Kruger.
Nel tragitto odierno, fatto con una macchina in affitto, da Jo'bourg a questa amena località alle porte del parco ci ha dato uno spaccato della diversità del territorio e dell'economie ad esso legato: colline, montagne, zone desertiche, pianura e tanta costa significano molteplici attività, dalla pesca al legname, dal carbone al turismo. Coraggio Sudafrica: regala una speranza a tutto il continente!

Per quanto ci riguarda, la nostra speranza è di non prenderci la malaria, pare che in questa zona il rischio sia alto, e noi - questo è certo - lo abbiamo sottovalutato. Pesu pe niatri

Ernest e Bruce

(continua...)
 
 
 
 
 
 
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