Mutare strumenti di lavoro in oggetti di design, ecco la missione di Bumaye. Metalli modificati, sculture portatili: così recita il portale
Bumaye, dall'omonimo progetto di
Giuseppe Caroleo. Si tratta di dadi, tubi e quant'altro risulti appropriato - rigorosamente di acciaio inox - che la mano ormai esperta di Giuseppe lima e forgia, fino a trasformarli in anelli, ciondoli, oggetti da indossare e da mostrare. La lavorazione è fatta a mano dal principio alla fine, dalla prima incisione alla lucidatura. Tutti i pezzi sono unici e ad ognuno viene associato - oltre al nome - una canzone e un guest, ossia un suono e una persona, un'immagine, una suggestione o uno "state of mind" che ne hanno influenzato la creazione. Quattro categorie, o filoni concettuali, individuano altrettante collezioni:
Boxe, Budo, Gas Mask e Reasearch. Già da questi primi dettagli ci si rende conto di come Bumaye vada oltre l'attività di design per affrontare il difficile compito di comunicare, attraverso canali diversi, un mondo, un immaginario.
Bumaye significa "Uccidilo!" ed è il grido con cui gli spettatori incitavano Mohamed Alì durante la preparazione al mitico incontro con Foreman, svoltosi a Kinshasa nel 1974. Chi conosce la storia sa che Bumaye non fu in realtà un incitamento alla violenza, ma un urlo il cui significato usciva dal ring, per entrare nel campo della lotta sociale, della questione "nera", della protesta contro la guerra in Vietnam. Mohamed si era fatto simbolo e portavoce di queste rivendicazioni, e Bumaye era il suo grido di battaglia. Questa vicenda ha evidentemente toccato l'immaginario di Giuseppe, che ha deciso di riproporre lo slogan per la propria attività.
Non solo oggetti di design, non solo oggetti da indossare. Giuseppe sottolinea come le sue opere - e tutto il progetto nel suo insieme - vogliano essere, sì, espressione artistica, ma anche e soprattutto espressione di un mondo, di una vita (la sua), e di idee che non riesce a contenere. Ecco, quindi, che mentre la collana Boxe va a ripercorrere un passato da karateka e riflessioni sull'autodifesa, Budo rappresenta linee spiritualistiche, Gas Mask porta al centro dell'attenzione il suo presente da operaio e i problemi dell'antinfortunistica e Research è un contenitore vario, oggetti "concept" che non rientrano in nessuna delle altre categorie.
L'avventura del progetto "Bumaye" inizia circa tre anni fa nel mare di Danzica. Giuseppe si trova su una nave per lavoro, ma una tempesta - durata quasi un mese - lo costringe a passare la maggior parte del tempo in cabina, in balia delle onde e della paura. In quei momenti, per non pensare troppo, Giuseppe si mette a trasformare gli oggetti con cui quotidianamente lavora, dandogli una forma e un senso diverso. Il primo anello viene fuori quasi per caso, da un bullone di ottone rimasto in una tasca; ma dopo quella esperienza non smette più.
Per molto tempo l'attività rimane un passatempo e i suoi manufatti girano all'interno di una cerchia ristretta di amici e parenti. Poi espone in qualche negozio del centro genovese, crea un sito, si dà un logo, si fa conoscere; inizia a pensare che gli piacerebbe approfondire le proprie conoscenze sul design, ma la sua richiesta d'iscrizione al corso di laurea in design industriale viene respinta perché non può frequentare. Ma la costanza viene premiata, sul finire di quest'anno arrivano le soddisfazioni: mostre, tra le quali una nei
docks di Torino, allestiti per un'installazione in grande stile; uno spazio dedicato in una galleria Punto Blu di Genova; e poi una "rivincita", il corso di Concept Design della
facoltà di Design Industriale promuove un ciclo di seminari, Giuseppe e la sua Bumaye sono invitati per il primo incontro. Come dire, rientrato dalla porta principale.
Per niente abbagliato dalle recenti vittorie, Giuseppe continua a lavorare sodo, progettando mostre e installazioni per il 2004 a Genova, tra le quali riproporrà quella molto ben riuscita di Torino.