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Spettacoli

Gino Paoli @ Moleskine

 
Gino Paoli si racconta ad Ivano Malcotti. Dal suo periodo bohemien a quello da onorevole, andando a curiosare dietro qualche canzone
 
   

     
25 novembre 2003
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Paoli
Nel 1961 esce il suo primo album "Gino Paoli". Se mi permette vorrei partire proprio dalla canzone "La gatta" (contenuta nell' album citato, ndr), è un brano autobiografico?

Si.

Era un Gino Paoli Bohemien?

Direi un Gino Paoli immediatamente dopo la Boheme, infatti andai via di casa all'età di 18 anni, scrissi "La gatta" a 26, in quegli otto anni vissi in maniera alternativa dormendo in un ospizio, alla stazione (dove fui arrestato due volte) poi trovai lavoro come grafico e mi stabilii in una vecchia soffitta a Boccadasse dove potevo continuare sempre a dipingere. Guadagnavo, al tempo, 36.000 Lire al mese, la mia ex moglie ne guadagnava 18.000 come commessa; ricordo arrivavamo all'incirca fino al 15 del mese i restanti ero costretto a fare lavori saltuari. Penso sia stata una vita realmente da Bohemien, oltretutto la zona di Boccadasse pullulava di artisti, pittori squattrinati e una cantante lirica, insomma era una borgata non molto dissimile a Montmartre mescolata ai pescatori.

Prova nostalgia per quel tempo?

Molta nostalgia e tenerezza, anche per i rapporti umani così densi di solidarietà; ricordo c'era la "besagnina" (in genovese fruttivendola ndr) che ci regalava cassette di frutta ammaccata perché sapeva che noi avremmo mangiato la parte ancora buona, oppure il macellaio che mi regalava 1 Kg di cuore per la gatta (naturalmente con la fame che avevamo la gatta ne riceveva solo una piccola parte).
Ho iniziato a cantare solo per necessità non perché mi piacesse; andavo a Milano a cantare canzoni di altri cantanti come Franco Franchi, Reverberi, Calabrese guadagnando 8.000 Lire per ogni canzone. Appena arrivarono i primi soldi mi trasferii a Castelletto, anche se continuai a vivere da Bohemien per altri due anni perché nella vita da Bohemien c'è molto poco denaro, molto poco da mangiare, ma molto da parlare.....

Come è nata l'idea di scrivere "La gatta"?

Deve sapere che la mia gatta dopo circa due mesi dal trasferimento morì. Per me questo rappresentò il simbolo della fine di un periodo e l'inizio di un altro. Potrà sembrare strano, ma non è una canzone allegra al contrario le immagini della soffitta, la vecchia soffitta esprimono grande malinconia anche se il brano può avere diverse chiavi di lettura.

E' vero che questo disco non decollò immediatamente?

Il disco ebbe un itinerario particolare. Nanni Ricordi, che era il mio mecenate, il mio vate, un pazzo scatenato geniale, sempre alla ricerca di cose nuove al ritorno dall'America fondò la discografia Ricordi prima solo editrice. Si deve a lui la nascita dei cantautori genovesi.All'uscita "La gatta" vendette solo 145 copie, allora Nanni fece sentire il pezzo nelle località sciistiche dove andava; questo decretò l'esplosione del disco che dopo due mesi arrivò al primo posto in classifica.

Se la definissi poeta cosa mi risponderebbe?

No, non sono un poeta. La parola poeta definisce un mestiere preciso, io sono un autore di canzoni, c'è una netta differenza: la canzone è avvantaggiata nell'identificazione della parola dalla modulazione mentre la poesia è un evocazione di emozioni che lascia libera interpretazione al lettore con un particolare procedimento tecnico. Possiamo definire i miei testi poetici, ma è altra cosa dal definirmi poeta.

Tornando a lei pittore, i suoi versi (io persisto a chiamarli così) sono più impressionisti o espressionisti?

Decisamente espressionisti, se io dovessi definire i miei versi pardon le parole che scrivo userei un neologismo: evidenzialismo o ancora meglio essenzialismo perché cerco di togliere tutto quello che è superfluo per evidenziare il cuore dell'argomento. Un essenzialismo che viene dall'espressionismo.

Nel '67 si ritirò a Levanto motivando la scelta con le seguenti parole: "se non hai nulla da dire, sta zitto". A quanti consiglierebbe questo atteggiamento?

Al 99% degli artisti.....ai politici poi al 100%.

Prendo spunto da questa risposta per chiederle un'opinione sulla sua esperienza da onorevole, se non erro durata una legislatura?

C'è poco da dire, non sono adatto a fare politica.
Perché decise di candidarsi?

Speravo di poter fare qualcosa per gli altri, non ci sono riuscito. E' senza dubbio questo il senso di sconfitta che mi ha lasciato questa esperienza.

Continua su www.writers.it/magazine/paoli/home.htm

Per leggere l'intervista di Ivano Malcotti ad Alessio Brandolini clicca qui. Per leggere quella ad Anna Maria Farabbi clicca qui. Per leggere quella a Stefano Verdino clicca qui.
 
 
 
 
 
 
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