I genovesi musicalmente curiosi conoscono
Echo Art ormai da tempo. L'associazione è infatti una delle realtà cittadine certamente più attive in ambito musicale: parlano a suo favore le fortunate e affollate serate estive al Porto Antico; il Festival del Mediterraneo è diventato uno degli appuntamenti più importanti nel panorama nazionale per quanto riguarda le "musiche del mondo", come amano chiamarle
Davide Ferrari e Sabrina Barbieri. Li abbiamo incontrati per conoscere i progetti di Echo Art per il 2004, quando Genova sarà Capitale Europea della Cultura.
«Nel 2004 compiamo i vent'anni di attività: per noi è una data significativa, lo sarebbe stata anche senza Capitale Europea della Cultura. Avevamo pensato di festeggiare degnamente l'anniversario già prima che venisse ufficializzata la nomina di Genova».
Vent'anni!«Già. Sarà un punto d'arrivo e l'occasione per fare un bilancio: si chiude un ciclo e se ne apre un altro»
Con due grossi eventi per festeggiare...«Il primo è il Capodanno, ma altrettanto importante è l'apertura del "Centro delle Musiche del Mondo" all'interno del Castello d'Albertis, il 16 aprile: erano dieci anni che quest'idea ci frullava per la testa. Sarà uno spazio espositivo polivalente, vi sistemeremo la nostra collezione di strumenti etnici e terremo anche seminari e piccoli concerti».
Cosa ci dite dello spettacolo di Capodanno?«Sarà un evento dedicato al mare, anzi, un evento
con il mare: il porto sarà il palcoscenico, le navi gli attori e la città la platea».
Porterete a Genova la Fura dels Baus, specializzatasi in ouverture-eventi, come l'inaugurazione delle Olimpiadi di Barcellona...«...e dei Giochi di Atene 2004, se è per questo. Comunque non è la prima volta che vengono a Genova, li avevamo già invitati qualche anno fa: non appena abbiamo focalizzato il tipo di spettacolo che volevamo ci sono venuti immediatamente in mente loro. E quando siamo andati a Barcellona a spiegargli il progetto abbiamo scoperto che stavano lavorando su qualcosa di analogo».
Come nasce uno spettacolo simile?«Con fatica e passione. Prima ci siamo scambiati un po' di idee, poi ci siamo incontrati e su quelle idee abbiamo fatto una sorta di
brain-storming creativo. E a quel punto abbiamo ridimensionato con un occhio la fattibilità, divedendoci i compiti: loro si occuperanno principalmente della parte visiva, noi di quella musicale».
Si annuncia davvero un super-evento.«E' stato pensato per cinquantamila persone. Girerà per i porti inaugurando le Olimpiadi di Atene, gli Europei di Calcio a Lisbona e il Forum della Cultura a Barcellona».
Quante persone ci vogliono per far funzionare uno spettacolo di queste dimensioni?«Circa duecento, di cui una sessantina genovesi: assorbiremo una bella fetta della professionalità teatrale della città! Fra l'altro gli faremo seguire una formazione particolare, a giorni partirà il workshop. Per Genova è senz'altro una bella occasione».
Cambiando discorso, ci sarà quest'anno il Festival del Mediterraneo?«Certo che ci sarà! Dal 2 all'11 luglio, all'Expò. L'edizione 2004 sarà dedicata agli "incontri", un melting-pot delle musiche. Attenzione, non intendo la fusion o il classico mescolone world music, ma quelle identità precise e separate che però camminano insieme».
Altri progetti?«Pubblicheremo i ciddì di alcuni gruppi venuti gli anni scorsi e una selezione di editi e inediti di Echo Art degli ultimi vent'anni. Poi cureremo le musiche dello spettacolo su Rubens del Teatro Mistral, in occasione della mostra qui al Ducale. Infine ci decicheremo al nostro piccolo progetto a Sarajevo».
A Sarajevo?«Sì. Apriremo un centro di musicoterapia per bambini: ti lascio immaginare quanto ne abbiano bisogno, dopo i traumi della guerra. Faremo un corso di formazione per istruire dei musicoterapeuti laggiù».
Non c'è che dire, sarà un 2004 piuttosto impegnativo...«Bé, dovevamo festeggiare degnamente il compleanno!».
Che bilancio fate di quest'esperienza ventennale?«Siamo molto contenti. Abbiamo portato in città sonorità sconosciute e il pubblico ha risposto in maniera inaspettata, anche perché il fenomeno delle musiche del mondo è molto recente: siamo partiti praticamente da zero, all'inizio a vedere Noah c'erano trenta persone! Adesso anche nelle serate più difficili i genovesi rispondono bene, evidentemente si è creato un rapporto di fiducia».
E la scena musicale cittadina, come l'avete vista in questi due decenni?«Purtroppo non è successo un successo un gran che: è una situazione drammatica, perché gente che fa musica ce n'è parecchia: purtroppo manca un luogo. È il solito problema, lo sappiamo, ma è davvero il problema principale. Speriamo che il nostro Centro delle Musiche nel Mondo possa almeno in parte risolverlo!».