Venerdì 21 novembre, ore 21.00, a
Mentelocale-Muccabar, terzo appuntamento con Speed Date, il gioco dei single: ci si incontra, si seduce, ci si diverte. Ma solo per chi si prenota sul sito
www.speeddate.it.
DOVE: Mentelocale-Muccabar "Di Sopra" Palazzo Ducale
INFO:
angelo.carlomagno@mentelocale.it 3395715534
Volete scoprire di cosa si tratta? Allora leggete l'articolo di Giorgio, uno che l'ha provato!
La rivincita del reale sulle conoscenze vituali
Passano 200 secondi. Un fischietto in stile marinaro emette due suoni consecutivi. Si sente annunciare: "CAMBIO!". I ragazzi si alzano dopo essersi congedati dalla precedente interlocutrice e si avvicinano al tavolino della ragazza successiva. Ognuno di loro si ferma e aspetta di ricevere uno sguardo di accoglienza da parte di lei. Appena questo avviene pronuncia il proprio nome, ascolta quello della ragazza e le stringe la mano (!). Infine si siede, galantemente sorride e tenta di intavolare una breve chiacchierata di altri 200 secondi, senza il timore che lei si rifiuti. Il tutto si ripete 25 volte, immersi in un elegante locale nostrano tra drink e spuntini.
Questo è lo
Speed Date. Questa è la missione della serata che mette al sicuro l'orgoglio del ragazzo che non teme un due-di-picche
off topic e si sente libero, così, di essere se stesso. Anche la ragazza non ha più bisogno di mostrare quella rigidità così
genovese utile a chiarire che non è una qualunque.
In breve in un paio d'ore, comprese le pause, abbiamo chiacchierato con 25 nuove ragazze. Non so voi, ma per quanto mi riguarda mi ci vorrebbe un annetto.
Tre minuti sono pochi? Non direi. Quante volte quegli stessi secondi sono stati sufficienti a determinare che una persona non era poi così simpatica? E quante altre sono stati più che sufficienti a testare l'empatia con ragazze che sono poi diventate amiche, amanti, mogli?
Non solo. La qualità dell'incontro è salva dai giochi di ruolo tipici delle nuove conoscenze nei locali notturni dove, il più delle volte, salvo colpi di fulmine reciproci, si finisce per pensare cose sbagliate riguardo questa o quella persona.
Diciamolo: quando usciamo la sera siamo un pò troppo preoccupati di come verremo interpretati. Ma anche questo è un gioco e va bene così, no?
Avrete senz'altro letto molto riguardo al fenomeno dello Speed Date. Se ne è parlato incensandolo e premiandolo per il suo successo e per la sua innocua, eccezionale funzione.
Dopo un decennio che - per chi ha seguito la fenomenologia in rete - le convenzioni sociali sono state ridiscusse, un rabbino americano, inseguendo l'aumento demografico, è preda di un'intuizione che si contrappone alla moda attuale di conoscersi virtualmente.
SMS, e-mail, chat in tutte le salse ci hanno coinvolti ed hanno allargato i nostri orizzonti. Realmente, la mattina, siamo sempre noi. Gli stessi. I nostri amici anche. Anche la nostra vita reale è sempre quella. Basta avviare il nostro PC per
estendere la nostra socialità, però in una dimensione molto diversa dallo "spazio che occupiamo nell'atmosfera" (
Y.Mishima).
Il fenomeno della socialità virtuale ci ha fatto capire quanto sono vicini i confini del nostro mondo, e ci ha aiutato a infrangerli per conoscere
gli altri.
Purtroppo, per far si che un rapporto virtuale divenga reale, a volte lo sforzo è enorme, altre volte è decisamente fuori dalla nostra portata.
Le difficoltà sono ovvie. Distanze geografiche, diverse estrazioni sociali, vite molto incompatibili.
Inoltre le persone percepiscono nel virtuale un certo rischio e la tentazione di reinventarsi con lo scopo di apparire (virtualmente) come si desidera essere; spesso troppo diversamente da come si è. E il bello è proprio questo, del resto. Come invenzione è imbattibile. In un certo senso è bene che il virtuale rimanga tale, come il reale, assumendo queste due dimensioni così come sono, senza per forza miscelarle o - ancor peggio - sfruttarle per poi convertirle.
Anche durante una sessione di
video-chat, vedere il viso del nostro interlocutore non è come averlo realmente di fronte. Ci mancano troppe sensazioni fondamentali: gli odori, il modo di vestire, la
consistenza di una persona della quale indubbiamente riusciamo a percepire una sostanza senza però averne conferme sensoriali all'interno del nostro abituale modo di percepire gli individui.
Ciò crea in noi una certa diffidenza verso lo strumento e quindi anche riguardo il nostro neo "amico virtuale".
continua