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Contare e raccontare è il titolo del pamphlet scritto a quattro mani da Tullio De Mauro, docente di Linguistica generale all'Università La Sapienza di Roma, e Carlo Bernardini, docente di Metodi matematici della fisica presso il Dipartimento di Fisica dell'Università La Sapienza di Roma.
Durante la conferenza-presentazione che ha avuto luogo alla Sala Maggior Consiglio alle 11, i due autori hanno ripercorso le tappe del loro libro, con un confronto tra la cultura umanistica e quella scientifica sui problemi di linguaggio e di divulgazione tra i diversi saperi.
De Mauro ha ricordato come, nel 1951, in un'Italia povera le persone avevano molte competenze che gli consentivano di sopravvivere. Sapevano coltivare, costruire un primitivo impianto elettrico, allevare conigli ecc.. Tutto ciò a discapito di un livello culturale basso, con un grande numero di analfabeti e una scolarizzazione che non andava oltre le prime classi elementari.
Negli anni '60 questa Italia è stata spazzata via dalla ricerca del benessere ma, a un progressivo abbandono delle competenze "tecniche" quotidiane, non ha fatto seguito un considerevole miglioramento culturale. Ancora oggi il 39% della popolazione italiana adulta non è in grado di capire il rapporto tra le parole, di gestire correttamente le informazioni che hanno sottomano. Anche se è aumentato il livello di scolarizzazione, l'istruzione è gestita male e non riesce a sviluppare le capacità intellettuali degli studenti. La capacità di acquisire una conoscenza "alta" è la rimasta la stessa di quando noi italiani avevamo molte conoscenze pratiche. In questa condizione è difficile fare apprezzare il lavoro di chi, prima di parlare, studia e dimostra con accertamenti precisi di fatti.
Riassumendo, De Mauro ha detto che per lui non esistono queste due culture separate, infatti «Esiste un'unica cultura intellettuale con molte articolazioni e tutte queste articolazioni sono messe malissimo in questo paese. Bisogna innalzare il livello di cultura generale in un periodo in cui tutto l'apparato della ricerca è sotto attacco».
Bernardini ritiene, comunque, che vi sia sempre una disparità tra le due culture. Infatti, non vi sono scienziati nei posti di potere e raramente vengono chiamati in causa dai mezzi d'informazione per parlare dei problemi dell'università.
Anche il fisico ha puntato l'indice contro la scuola e, in particolare, contro l'insegnamento della scienza: «I bambini sotto i sei anni, prima dunque dell'età scolare, sono dei ricercatori perfetti per la loro curiosità incondizionata e senza pregiudizi di sorta. Hanno un pensiero induttivo puro, vogliono capire in prima persona». Nella scuola si usano dei manuali pedanti e noiosi che non rendono conto della storia della fisica e della perenne lotta contro le idee sbagliate.
Viviamo un momento in cui la ricerca a scopo puramente conoscitivo, senza la produzione di profitti nel breve termine, è ritenuta un lusso, uno spreco di soldi.
Il linguaggio della scienza evoluta di oggi deve comunicare non solo delle formule. Bisogna che fornisca una lettura delle formule stesse, di queste particolari strutture linguistiche. Si deve insegnare a capirle in modo tale che tutti possano vederne la bellezza.
Genova, 1 novembre 2003
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