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Cultura
Galimberti e Bo
 

L'uomo nell'età della tecnica

 
Venerd́ 31 ottobre Umberto Galimberti riempie la Sala del Maggior Consiglio con la sua conferenza. E parla di politica, religione ed etica
 
   

     
31 ottobre 2003
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
L'uomo nell'età della tecnica. La conferenza di Umberto Galimberti ha inizio alle 21.00 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
«Si dice che la tecnica sia uno strumento nelle mani dell'uomo», esordisce Galimberti, ordinario di Filosofia della Storia e di Psicologia generale all'Università degli studi di Venezia, «Non è così: il rapporto tra uomo e tecnica è cambiato».
Secondo Galimberti la tecnica è l'essenza dell'uomo, che non è un animale ragionevole perché non ha risposte rigide agli istinti. L'istinto, prosegue il professore, è anche segnale di buona armonia con la natura: l'uomo, invece, deve costruire un ambiente a lui idoneo che, per natura, non possiede. «L'uomo è biologicamente carente, l'ha scritto Platone nel Protagora e l'hanno ribadito D'Aquino, Kant e Nietzsche: scuole diverse che danno la stessa conferma».

Anche i greci si pongono il problema: la tecnica minaccia le leggi della natura? Secondo Galimberti è necessario pensare in modo greco e non cristiano: «La natura è retta da leggi immutabili, contemplandola si ricavano i modelli di sé e quelli dell'anima».
Nel 1600 nasce la scienza in senso moderno: «Cartesio, Bacone e Galileo sottopongono la natura a esperimento. Se la risposta è positiva si ottiene la legge di natura». È la rivoluzione copernicana: lo scienziato diventa il soggetto, il giudice. Galimberti parla poi del rapporto tra scienza e cristianesimo: «La scienza è cristiana: c'è compatibilità tra la visione cristiana del mondo e quella scientifica».
Galimberti ricorda che la tecnica è antecedente alla scienza: «non ne è figlia», sottolinea lo studioso.

Il 1700 è quello di Diderot è della sua enciclopedia, mentre nel 1800 Hegel scrive un trattato di logica: la ricchezza non sarà più computabile sulla base dei beni, ma su quella degli strumenti. Quando c'è un incremento quantitativo di un fenomeno, scrive Hegel, la variazione è anche qualitativa. Marx applica il concetto in sede economica: è la cosiddetta eterogenesi dei fini.
Galimberti elabora poi il pensiero politico: «Pensiamo al potere come al vertice di un triangolo. In un apparato tecnico le cose stanno diversamente», spiega. «Il decisionismo nell'età della tecnica non serve, perché ognuno ha il potere di fermare l'ingranaggio».
C'è democrazia in Italia? Secondo il professore la democrazia funziona solo in un contesto di competenza: se questa non c'è vince chi, politicamente, è buon retore. Le ultime considerazioni sono sull'Etica: in occidente ha funzionato quella cristiana, basata sull'intenzione. Ma c'è anche un'etica laica: «L'uomo come fine e non come mezzo».

Nella foto, da sinistra, Vittorio Bo e Umberto Galimberti
 
 
 
 
 
 
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