L'incontro alla
Sala Maggior Consiglio, alle 19, con
Piergiorgio Odifreddi, docente di Matematica presso l'Università di Torino e Visiting Professor presso l'Università di Cornell (Ithaca, NY), può essere definito più una performance che una conferenza.
Odifreddi ha iniziato parlando di Halloween, dell'uscita del nuovo libro di Harry Potter in Italia e della recente discussione politico/religiosa sul tema del crocifisso delle aule di studio. Tutte cose che nulla hanno a che fare con la scienza: «La nostra società - ha affermato il matematico - è tecnologica e avanzata ma non si può dire la stessa cosa della nostra vita quotidiana che è antilogica, basata sul pensiero magico, religioso e anche umanistico/letterario, ma di certo non sul pensiero scientifico».
È l'eterno problema delle due culture: la scienza da un lato non viene percepita come parte della cultura Occidentale, ma chiunque pensa di parlare di scienza quando gli fa comodo, pur non avendone le competenze. La tecnologia viene usata in cattivo modo, con una serie di abusi ed eccessi, perché non si conosce.
Il nostro mondo tecnologico viene sempre descritto in modo umanistico/letterario, nei giornali si parla poco di scienza o viene trattata in maniera imprecisa. La religione, la superstizione, la filosofia sono questi i mezzi che utilizziamo per descrivere un mondo in cui in ogni cosa che facciamo c'è un aspetto scientifico/tecnologico.
Bisogna creare dei collegamenti tra le due culture dando importanza anche all'aspetto scientifico. Si deve far descrivere il mondo tecnologico da persone che lo capiscono veramente. I letterati e i filosofi devono seguire una cultura scientifica, che è l'unica possibile per rendere conto del mondo in cui viviamo, così come nel medioevo era necessaria la teologia per vivere e descrivere quel mondo.
Non è un caso che i risultati migliori nella letteratura siano stati raggiunti da scrittori con una formazione scientifica o che si sono avvicinati in un secondo momento alla scienza.
Odifreddi ha concluso con una proposta: «La scienza deve iniziare a farci capire in che società viviamo, deve decostruire le immagini alternative della società che ormai sono fuori luogo e fuori tempo. Gli umanisti praticano un ostracismo in questa direzione perché sanno che se si inizia a usare la logica, i fatti, gli esperimenti, allora si cambierebbe il mondo, il potere, la religione».
Genova, 31 ottobre 2003