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Temi molto delicati e dibattuti, quelli affrontati nelle due conferenze Mito, scienza religione e Etica, scienza e responsabilità, accomunati da simili contenuti.
Il primo incontro, tenuto alle 17 presso la sala del Minor Consiglio a Palazzo Ducale, ha visto la presenza di Enzo Bianchi, priore di Bose e noto conferenziere. Al secondo incontro, nell'aula San Salvatore della facoltà di Architettura, hanno invece partecipato Tarcisio Bertone, (arcivescovo di Genova dal 2003), Paolo Blasi (fisico), Sergio Givone (filosofo e professore di estetica), Lorenzo Caselli (ordinario di economia e gestione delle imprese), moderati da Luigi La Spina, giornalista.
Bianchi, in Mito, scienza religione, traccia una sintesi dei rapporti tra fede e conoscenza ripercorrendo, con abbondanza di citazioni, venti secoli di storia dell'Occidente. Individua un momento di mito pre-cristiano nel quale sono le forze della natura gli oggetti di venerazione da parte dell'umanità. Le successive religioni monoteiste inaugurano presto un processo di demitizzazione della natura e lasciano più spazio al potere della ragione. La fine del Medioevo mette in luce un momento di crisi tra scienza e religione, dato dalle nuove, rivoluzionarie scoperte, prima fra tutte l'eliocentrismo di Galileo. Continua Bianchi: "Da qui in poi i percorsi di scienza e fede in qualche modo si separano, anche se esistono oggi criticabili tendenze di pensiero che intendono trovare la ragione di Dio nella scienza".
"Sembra davvero - conclude Bianchi - che scienza e religione non siano in realtà sovrapponibili. La prima deve imparare a non invadere il campo della fede, cercando di spiegare ogni cosa, ed il credente deve mettersi in ascolto della scienza non chiedendole di trovare nella natura la giustificazione di Dio".
Alcuni dei temi toccati da Bianchi sono riproposti nella successiva conferenza Etica scienza e responsabilità con ampia partecipazione di pubblico e molti illustri relatori.
Esordisce Caselli, che invita a non delegare unicamente alla comunità scientifica il controllo sulla ricerca. "La scienza - prosegue l'economista - non ubbidisce unicamente alla ricerca del vero e a volte può essere finalizzata a scopi non sempre corretti".
Continua Blasi, fisico, che intravede un nuovo "timore per la scienza" nella società, dato dalla crescente complessità dei temi affrontati: "E' ragionevole aver paura di ciò che non si conosce ed è facile allora strumentalizzare questa inquietudine a fini politici. Una maggiore diffusione della cultura scientifica è la chiave per fuggire le ansie e i timori verso le novità. Non sono invece produttive certe applicazioni del principio di precauzione (una scoperta può essere considerata dannosa fino a che non si dimostra chiaramente il contrario), un procedimento completamente anti-scientifico". Blasi accenna anche al dibattito sull'autonomia della ricerca "sulla quale vigila la commissione di Bioetica. Non bisogna temere la scienza in genere, ma solo gli scienziati senza scrupoli".
La parola passa poi a Givone, che individua il bisogno di "un principio etico orientativo, qualcosa che indichi ciò che è umano da quanto non lo è. Ma è difficile - puntualizza il filosofo - l'etica cambia nei secoli e non è uguale per tutti".
Chiude gli interventi l'arcivescovo Bertone, che riconosce la presenza di "scaramucce tra scienza e chiesa" e fa riferimento alla modificazione del ruolo della scienza dei secoli: "Se una volta la tecnica ci proteggeva dalle forze della natura, adesso sembra volerle stravolgere e manipolare". Auspica quindi che la ricerca sia sempre affiancata all'etica per non incorrere in gravi rischi.
Genova, 30 ottobre 2003
Nella foto in alto l'Arcivescovo di Genova Mons. Tarcisio Bertone
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